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Omicidio Ricchi: tanti dubbi sul coltello

Omicidio Ricchi: tanti dubbi sul coltello

Vignola. La difesa: l’arma del delitto non è stata riconosciuta da due testimoni, non era di Gabbi

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VIGNOLA. Una testimone che dal balcone vede l’inizio dell’alterco in strada dopo la fermata delle auto, viene distratta dalle amiche e alla fine torna in balcone quando la vittima cade a terra e l’altro si piega. E due testimoni che non riconoscono nel coltello usato per uccidere quello che dieci anni prima avevano visto usare all’imputato. È un processo complesso e pieno di sfaccettature quello che con rito abbreviato si tiene a porte chiuse davanti al gup Eleonora Pirillo e che vede come imputato per omicidio aggravato da futili motivi e detenzione di arma Franco Gabbi, 50 anni, difeso degli avvocati Luca Brezigar e Chiara Bardelli. «Per noi la partita è tutta aperta e siccome si tratta di un caso estremamente delicato, ancora da discutere e quindi da decidere, vorremmo che Gabbi non venisse frettolosamente giudicato», spiega l’avvocato Brezigar. I difensori ricordano che a proposito del coltello che ha ucciso il maranese 51enne Roberto Ricchi in realtà ci sono discordanze, come emerso l’altra mattina in aula nel corso dell’audizione dei due testimoni, due persone che conoscevano Gabbi da anni. Le dodici coltellate sul corpo Ricchi - quella mortale ha reciso l’aorta dopo aver passato il pericardio - sono state inferte con un coltello di tipo “butterfly”, mentre i due testi hanno riferito dal giudice di ricordare che un decennio prima Gabbi maneggiava un suo coltello ma era una lama a scatto. Resta poi da provare, secondo la difesa, che il coltello fosse in possesso di Gabbi al momento dell’alterco, un punto sul quale la difesa ha insistito fin dalla prima ora. Anche sulla dinamica dell’aggressione, secondo Brezigar e la Bardelli, restano molti punti da chiarire. In base alla ricostruzione difensiva, infatti, quando le due auto si fermarono improvvisamente lungo la via per Sassuolo a Bettolino la sera del 20 luglio 2014, dopo il sorpasso azzardato di Ricchi, sarebbe stato proprio quest’ultimo a sferrare il primo calcio dopo lo sfogo verbale reciproco fatto di insulti. Esiste in merito auna testimonianza di un automobilista. Ma in aula è stata sentita una donna che abita nei paraggi. La testimone oculare, secondo la difesa, non è però stata esaustiva per una serie di fattori. Il primo è che ha assistito a 400 metri stando sul balcone di casa. Ha detto di aver visto l’inizio, ma che poi le amiche l’hanno distratta e quando è tornata in balcone la scena si era già consumata: ricordava solo di Ricchi che si accasciava a terra e di Gabbi che si piegava verso di lui senza poter aggiungere altro. Anche sulle consulenze medico legali la difesa ha da ridire: è vero che partono da fatti e premesse identiche ma arrivano a interpretazioni molto diverse. (c.g.)

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