Deposito abusivo di tir Imprenditore a processo
SAN FELICE. Non un campo approssimativo, ma una struttura dotata di recinzione in rete e cemento armato, parcheggio asfaltato, cancelli automatici, illuminazione, impianti di videosorveglianza e...
SAN FELICE. Non un campo approssimativo, ma una struttura dotata di recinzione in rete e cemento armato, parcheggio asfaltato, cancelli automatici, illuminazione, impianti di videosorveglianza e uffici su strutture con basi in cemento. Il tutto a spese del titolare di una ditta di autotrasporti. Come tutto questo abbia potuto sorgere sotto gli occhi dei sanfeliciani, e in assenza dei titoli abilitativi era ed è a tutt’oggi abbastanza curioso. Fatto sta che è arrivato il momento della verità, per chiarire se il 43enne titolare del deposito sorto in via La Venezia sia effettivamente l’unico responsabile di quel pasticcio, o ce ne siano eventualmente anche altri.
Si apre infatti il processo penale di primo grado, che vede imputato l’imprenditore un un classico abuso edilizio.
L’inchiesta era partita dopo gli accertamenti del Corpo Forestale dello Stato, conclusi con il provvedimento di sequestro del Giudice delle Indagini preliminari del Tribunale di Modena. La Forestale era stata in municipio già qualche tempo prima, per acquisire la documentazione urbanistica inerente il deposito. Perché in effetti una pratica c’era, ma quanto fosse completa e quanto invece la realizzazione del deposito si sia basata su promesse e rassicurazioni verbali come sempre “pericolose” lo si potrà capire nel corso del processo.
Di certo, di corrispondenza tra il venditore dei terreni, il titolare della ditta e il Comune ne è intercorsa. Di certo poche settimane dopo l’apertura del deposito erano fioccate le proteste dei residenti, in quanto i camion in manovra per entrare nel deposito avevano demolito l'asfalto appena fatto, provocando buche profonde e rischiose per la circolazione delle auto e delle persone. Il deposito, su apposita istanza, era anche stato dissequestrato nell’immediatezza del terremoto, per l’urgenza di dare un rifugio ad alcune famiglie, ma poichè era presto diventato un nuovo deposito di camion, è stato di nuovo sequestrato. Nel frattempo il titolare oggi imputato ha aperto un nuovo deposito in un’area più consona.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
