«Ricostruzione bloccata dai burocrati»
La denuncia a Comuni e Regione dei tecnici che affiancano cittadini e imprese. Adesioni raddoppiate, nasce un comitato
Tecnici, ingegneri, architetti e geometri che denunciano la mostruosa burocrazia dei Comuni che sta schiacciando aziende e cittadini nella ricostruzione sono raddoppiati in pochi giorni dalla loro prima assemblea. Venerdì sera a San Felice erano poco più di 50.
Ieri erano già oltre 110. E hanno deciso di costituire una associazione (Comitato Professionisti Bassa Modenese) vista l’inutilità dei tavoli tecnici di confronto. Non solo: come promesso, hanno messo il loro disagio nero su bianco, in una lettera denuncia inviata alla Regione e ai Comuni. In sostanza, accusano i Comuni di invischiare ben oltre i termini le pratiche. Nei Comuni infatti, nonostante decine e decine di assunzioni, il “potere” di vita e di morte su permessi e contributi resta ben saldo nelle mani dei pochi che lo detenevano già prima e che vivono il confronto con cittadini, imprese e tecnici come un assalto di soggetti di cui diffidare e da stroncare.
La lettera parte dalla citazione di un loro collega tecnico che scriveva sei mesi dopo il sisma: “Di questo passo impiegheremo anni, per completare l’opera. Se l’Emilia vuole mostrarsi all’altezza della sua fama, deve dare piu spazio al lavoro dei cittadini e piu fiducia alla sua comunità. Ne guadagneremmo in tempo e denaro”.
«Sono passati due anni da questo iniziale grido di dolore - sottoscrivono ora i 110 tecnici privati, firmando con nome e cognome - ma ad oggi la situazione non è affatto cambiata, anzi sta degenerando».
I firmatari della lettera si dicono «ben consapevoli delle difficoltà che si stanno affrontando e sono a conoscenza delle regole che la società civile si impone per il bene dei cittadini», ma «la colpa di quanto sta accadendo non puo essere addebitata solo ed esclusivamente ai tecnici». Che invece è esattamente la strategia adottata dai Comuni, una filosofia che in alcuni casi è effettivamente fondata, abbastanza per confondere le responsabilità nette di quanto sta accadendo.
«Evidenziamo - scrivono i 110 tecnici - che nei Comuni da Voi amministrati non sempre vengono rispettate quelle regole e quello spirito di collaborazione che deve esistere tra cittadini, politici, dirigenti degli uffici comunali e professionisti. Oggi è palese che il sistema si sta avvitando su se stesso, a causa di un eccessivo ricorso al controllo burocratico di tipo puntuale, che porta unicamente ad un aumento dei tempi medi di evasione delle pratiche. Oggi sono quanto mai evidenti le distorsioni dei ruoli, ma soprattutto non sono chiare le responsabilità in capo ai singoli soggetti».
I professionisti citano anche l’attuale presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini che nel suo programma elettorale parlava tra l’altro di “Obiettivo burocrazia zero”. «Attraverso la Regulation review regionale promuoveremo - annunciava ottimista Bonaccini - la de-certificazione, lo snellimento delle pratiche e l’eliminazione di tutti gli enti, le strutture, le posizioni dirigenziali e i procedimenti che non assicurano un’utilità diretta ed effettiva per i cittadini... Il primo risparmio che vogliamo e quello del tempo... Abbiamo reagito con forza ed orgoglio... Tanto è stato fatto, ma serve ancora un impegno forte per portare a compimento la ricostruzione e contribuire alla piena ripresa economica ed al benessere delle nostre comunita. Lavoreremo per semplificare le procedure... Ricostruire diventa l’asse del nostro sviluppo. Ricostruire ciò che il terremoto ha distrutto ma anche il senso della politica e della responsabilità collettiva rispetto al futuro del nostro Paese. Questo il ruolo per l’Emilia-Romagna, questo il compito che ci assumiamo con gli elettori».
Parole che oggi sono a confronto con la realtà, anche se la Regione nei suoi comunicati ha sempre sostenuto che la ricostruzione procede veloce e senza problemi gravi.
Di certo, i tecnici che affiancano i cittadini e le aziende non la pensano così: «Ora a gran forza confermiamo, per il bene dei cittadini, che siamo pronti a sostenere questo “impegno” se tutti gli attori del processo sono pronti a farlo - affermano nella lettera - Per fare ciò chiediamo che il rispetto delle regole non sia invocato solo a senso unico, ma che si metta in pratica all’interno dei Comuni quanto previsto dalle Ordinanze emanate dal Commissario Delegato».
E l’elenco è emblematico: rispetto dei tempi di protocollazione (5 giorni). Unica richiesta di integrazione della pratica. Rispetto dei tempi di autorizzazione (90 giorni). Rispetto delle autocertificazioni ed asseverazioni rilasciate dai tecnici, con particolare riferimento alle contabilizzazioni intermedie e finali (Sal), viste le difficoltà delle imprese. Controllo delle pratiche di tipo statistico e non di tipo puntuale. Chiarimento delle responsabilità dei singoli soggetti coinvolti. Segnalazione agli enti preposti (Consigli di disciplina territoriali, autorità competenti) dei comportamenti scorretti».
Poi la conclusione: «Si auspica che la presente lettera costituisca un primo elemento di confronto continuo e costante al fine di perseguire quegli obiettivi da tutti condivisi», dicono i 110. Un auspicio destinato a scontrarsi con il risentimento istituzionale che questa rivolta dal basso innescherà.
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