Gazzetta di Modena

Modena

Veneto Banca è pronta e strizza l’occhio a Bper

di Stefano Turcato
Veneto Banca è pronta e strizza l’occhio a Bper

Ora viene preferita la strada che porta in Emilia piuttosto che verso Vicenza Sabato scorso assemblea carica di tensioni. Il problema del valore delle azioni

3 MINUTI DI LETTURA





Le prossime fusioni fra banche popolari, quelle che gli addetti ai lavori preferiscono chiamare aggregazioni, saranno sempre più al centro dell’attenzione non solo negli ambienti finanziari ma soprattutto fra i soci e i clienti degli istituti di credito coinvolti. Ovvio che le scelte degli amministratori in questa fase condizioneranno enormemente il futuro delle banche coinvolte e fra queste c’è Bper. Sabato scorso si è consumato senza sussulti il rito dell’assemblea e ora la governance di Bper Banca può concentrarsi sulla trasformazione in società per azioni e sulle conseguenti aggregazioni che cambieranno i connotati delle Popolari italiane.

Su questo piano si stanno inevitabilmente moltiplicando le voci, le soffiate, le smentite, le vere notizie e i bluff come se si trattasse di calciomercato. E come nel calciomercato occorre sapersi districare fra bufale e trattative reali. In questo senso nelle ultime settimane è mutato il quadro che accreditava l’ipotesi di aggregazione fra Bper e la Popolare di Milano, per la quale ora viene privilegiata la pista che conduce a Banco Popolare, gruppo che controlla anche Bsgsp.

Le dichiarazioni dell’ad Vandelli di Bper Banca hanno escluso lo stesso Banco Popolare e Ubi, oltre a restringere l’ambito geografico a Lombardi e Veneto. Ora da una parte calano le quotazioni di un sempre possibile matrimonio Milano-Modena, così come quelle che riguardano un orientamento verso Sondrio e il Credito Valtellinese, d’altro canto crescono quelle che conducono verso la regione veneta: molto più alla trevigiana Veneto Banca piuttosto che alla Popolare di Vicenza guidata da Zonin. Veniva considerato probabilissimo il connubio Vicenza-Montebelluna (sede di Veneto Banca), così come avrebbe voluto, e desidera tuttora, lo stesso Zonin. Ma nel Trevigiano permangono opposizioni rigide a questa soluzione. Sabato scorso anche Veneto Banca ha vissuto l’assemblea, in un clima nemmeno paragonabile a quello di Modena. A Volpago del Montello (Treviso) si è tenuta la prima assemblea con Francesco Favotto alla presidenza di Veneto Banca, la più difficile della storia dell’istituto: dopo quasi sette ore di proteste, fischi e discussioni è stato approvato il bilancio con una perdita netta di 968 milioni di euro e la riduzione del valore delle azioni da 39,50 a 30,50. Un’assemblea blindata con un centinaio tra carabinieri, poliziotti e vigilantes privati, che presidiavano il palco armati di pistola nel timore della rabbia dei piccoli soci. Rabbia che deriva dalle inchieste in cui la banca è coinvolta per aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza, per la perdita di valore delle azioni, per l’impossibilità di venderle, per il passivo del 2014, che il presidente Francesco Favotto ha definito una «perdita tecnica».

Favotto ha preso il posto del predecessore Flavio Trinca dopo le recenti vicissitudini mentre l’amministratore delegato Vincenzo Consoli è rimasto «come traghettatore” con il ruolo di direttore generale pur essendo indagato.

Dall’area trevigiana si strizza l’occhio verso Bper perchè questa fusione viene considerata la più idonea a contemperare le esigenze delle due realtà. Di recente lo stesso presidente modenese Caselli non ha fatto mancare la propria vicinanza al vertice di Montebelluna anche in relazione ai problemi che angustiano la banca. Uno dei grandi ostacoli è la mancata quotazione in Borsa di Veneto Banca, che rende difficile l'attribuzione di valore delle azioni. Uno dei grandi ostacoli da superare nei prossimi mesi.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google