«Coltivare la terra per imparare che nulla è scontato»
A Nonantola da dieci anni il percorso “Semi di solidarietà” che abitua i ragazzi all’attenzione al proprio territorio
NONANTOLA. Un progetto per proporre ai più giovani esperienze concrete di solidarietà, perché i valori e le idee non si imparano sui libri e della trasmissione di questi non è responsabile solo la scuola o la famiglia, bensì l'intero tessuto sociale di riferimento.
Nasce così nel 2004 a Nonantola il progetto “Nonantola terra del dono” da diverse associazioni: Gruppo Carnevale dei Ragazzi, Avis, Pace e Solidarietà, Gruppo Scout Agesci, Scout Ranger, Comitato Genitori, La Clessidra, con la collaborazione della Partecipanza Agraria di Nonantola, del Centro Servizi per il Volontariato di Modena, del Comune di Nonantola e dell'Università degli Studi di Bologna.
«Persone provenienti da diverse realtà associative hanno deciso di intraprendere un percorso, in cui l'aspetto della ricerca volontari per la propria associazione è passato in secondo piano, lasciando spazio all'aspetto del dono, della cultura del dono e della solidarietà - racconta Claudio Sighinolfi, coordinatore del progetto - Da un lato, le persone del gruppo hanno iniziato a pensarsi come agenti educativi, e non solo volontari di un servizio specifico con la loro associazione; d'altra parte, i volontari in questo gruppo interassociativo sentono forte il loro ruolo di testimoni, la possibilità di portare un'esperienza, di raccontare, di far conoscere ai più piccoli la figura del volontario, che in quanto tale porta già un esempio di gratuità».
I bambini delle elementari di Nonantola da 10 anni partecipano al percorso “Semi di solidarietà”, che ha lo scopo di portare i ragazzi a porre attenzione sulla situazione del proprio territorio e di altre realtà “sporcandosi le mani”. Le varie fasi in cui si articola il progetto hanno come finalità la raccolta fondi attraverso la coltivazione di zucche in un terreno messo a disposizione prima dalla Partecipanza Agraria di Nonantola e dal 2013, per questioni logistiche, ci si è spostati presso il terreno del contadino Albano Zoboli.
«Sono felice di questa attività perché quando aiuti qualcuno ti senti felice e grande», scrive una bimba del progetto.
«I bambini si cimentano con la terra con entusiasmo - sorride Sighinolfi - Mi ricordo i primi anni del progetto, quando dopo aver seminato la propria zucca i ragazzi “marcavano” il territorio con bastoncini o fiori per essere sicuri di riconoscere e raccogliere la zucca che avevano seminato proprio loro con le loro mani!».
Dopo la semina e la raccolta le zucche vengono vendute per destinare il ricavato in beneficenza a progetti meritevoli, attivi in varie zone del mondo. «Non solo quindi semi nel senso di idee da fare crescere ma anche semi veri e propri, tra cui quelli da cui sono nate le buonissime zucche che vendiamo in occasione della Festa del Mosto Cotto “Sòghi, saba e Savor” per sostenere vari progetti che di anno in anno individuiamo. Una volta durante la vendita delle zucche si è avvicinata una signora anziana per saperne di più del nostro progetto - conclude Claudio - E questa signora ci disse una cosa verissima: fate bene a portare avanti questa attività, perché i giovani oggi credono che ogni cosa sia già pronta e che basta andare alla Coop! La terra insegna l'umiltà e la fatica di fare le cose bene. È questo che vogliamo trasmettere ai nostri bambini».
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