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love is in the air

Giulia, sua sorella e quel moroso Settant’anni dopo

di Silveria Zanoni
Giulia, sua sorella e quel moroso Settant’anni dopo

Lui, ragazzo, le spezzò il cuore e si ripresenta Lei, fuggita dal paese a Modena, ha un’idea...

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L’amore? “Come una foglia cadente può restare un momento nell’aria”, scriveva, cantava Leonard Cohen. Ma può arrivare anche a 80 anni e fermarsi, nell’aria, per sempre. Dopo una vita che sembrava non riservare più scosse. Fatta di consuetudini, di figli e di nipoti. Quella che raccontiamo è la storia di due persone che si sono conosciute, lei a 74 anni, lui a 84, e “riconosciute” nonostante l’età, riscoprendo entusiasmi e gioie d’altri tempi e una voglia di rimettersi in gioco che, vista da fuori, ha dell’incredibile. Una storia che vale un racconto, dall’inizio legato ad una telefonata. Per discrezione li chiameremo Giulia ed Edoardo.

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Giulia, da tempo vedova, da più ancora a Modena, non si era mai data cura di reinventarsi una quotidianità che non fosse legata alla sua casa, alle piccole cose di tutti giorni, a pochissime frequentazioni, per lo più di parentele. Tra queste una sorella, un poco più anziana, sposata, che in gioventù, più di settanta anni prima, aveva avuto un grande amore: finito, purtroppo finito male. Tanto male che addirittura la sua famiglia (non solo, ma anche per questo), aveva abbandonato il paese e si era trasferita in città. Poi il tempo era passato e con lui la vita. Fino a un giorno, una settantina di anni dopo, quando alla sorella di Giulia arrivò una telefonata. Era quel “moroso” che le aveva stregato il cuore da giovane, spezzandoglielo poi per aver preferito un’altra. Lui, che nel frattempo aveva raggiunto gli 84 anni, era rimasto vedovo. E chissà, forse per nostalgia o forse per il bisogno di una compagnia che non fosse solo quella dei figli, aveva pensato di ricercarla. Ma la sorella di Giulia era sposata e, settant’anni dopo, pur avendo smaltito ogni livore, non aveva certo voglia di compromettere la propria pace familiare per i “capricci” di un ex oltretutto datato. Declinò dunque l’invito. Ma, forse per l’insistenza di lui, le sovvenne di dirottare l’offerta di amicizia sulla sorella che lei sapeva riservata ma anche triste. Sperava così di poterla aiutare. Edoardo, nonostante l’età caparbio come un ragazzo di vent’anni, aveva accolto il suggerimento e, avuto il numero di telefono, aveva subito chiamato Giulia.

«Mi chiamo Edoardo - la voce salda, ancora, suadente -: conoscevo sua sorella. È stata lei a darmi il numero, mi ha detto che lei è vedova, che forse, ogni tanto potrei telefonarle per fare due chiacchiere. Anche io sono solo. Mi farebbe piacere. Ovviamente, se non disturbo».

Giulia rimase stupita e sconcertata. E forse, come spesso succede, fu proprio l’intraprendenza anche un po’ invadente, a prendere la forma della freccia di Cupido e a spingerla a non riattaccare e a sbilanciarsi in un seppur diffidente sì. Quell’uomo l’aveva colpita, per il suo modo di parlare educato e che tradiva una buona cultura, persino, le sembrava, una certa classe. Così cominciarono le telefonate. Prima un paio la settimana, complice la comune passione per il calcio e il fatto che lui, per tutta la vita, avesse continuato ad abitare in quel paese da cui la famiglia di Giulia si era allontanata, ma dove erano rimasti parenti e soprattutto i ricordi. Così le telefonate si fecero più frequenti fino a diventare quotidiane, la sera, quando i due “quasi innamorati” si sentivano per raccontarsi la giornata e augurarsi la buona notte.

Settimane, mesi: di voci che si studiavano, che creavano un’intimità fatta di suoni, di pause, di qualche risata. Poi Edoardo prese il coraggio a due mani e, forse consapevole di essersi giocato bene le sue carte, chiese a Giulia se le avesse fatto piacere vederlo. Ad accompagnarlo in città ci avrebbe pensato un nipote, divertito da questa storia e anche ammirato. Così arrivò l’incontro, che nemmeno quattro piani di scale senza ascensore dissuasero. Si presentò con un mazzo di fiori e un piccolo gioiello, non impegnativo ma dal significato chiaro, importante. Mentre il nipote perdeva tempo gironzolando per la città, si conobbero meglio. All’immaginario e immaginato si aggiunse il piacere della realtà. E si piacquero, di più. Sei mesi e Giulia si trasferì a casa di Edoardo: oltre quella porta, alcuni degli anni più belli della loro vita. Racconta la figlia: «Un giorno Edoardo mi telefonò: ho litigato con tua madre, sai come è fatta, è testona. Ha minacciato di tornare a casa sua. Ti prego, dammi una mano parlale tu. Io la amo”». L’amore a 80 anni? Non solo è possibile ma è sempre una cosa meravigliosa.

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