Gazzetta di Modena

Modena

il libro di giovanni taurasi e maria carfi

L’alba che salutò la democrazia

di Serena Arbizzi
L’alba che salutò la democrazia

Uno studio sui primi mesi del dopoguerra e il difficile lavoro del Cln

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«Dalla notte all’alba della democrazia»: questo titolo eloquente campeggia sulla copertina del nuovo volume di Giovanni Taurasi e Maria Carfi (edizioni Mimesis) che prende per mano il lettore in un viaggio interessante nei Comitati di Liberazione Nazionale del Modenese.

Il libro indaga il periodo che va dal 1943 al 1946 ed è corredato da un ampio apparato fotografico attinto da diversi archivi. La prima parte, a cura di Taurasi, il quale da tempo collabora con l’Istituto Storico della resistenza e si è occupato di storia del ’900, analizza il percorso affrontato dai Cln, la loro trasformazione da organismo di guerra a organo di governo, evidenziando, così, le radici della democrazia modenese.

La seconda parte, a cura di Maria Carfi, traccia la storia archivistica di un fondo presente all’Archivio di Stato di Modena.

Il libro, edito grazie a Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, Istituto storico e Archivio di Stato,verrà presentato stasera a Carpi, alle 18.30 alla libreria La Fenice.

Taurasi, che cosa ci possono insegnare i Comitati di Liberazione Nazionale oggi?

«I Cln nascono tra nell'autunno del 1943, nei giorni più bui della nostra storia. Nascono come organismi militari e poco alla volta diventano politici perché dovranno affrontare la delicatissima fase di ricostruzione del dopoguerra. Il Cln, in sostanza, è il primo soggetto politico e militare unitario che raccoglieva le forze antifasciste, nato dall’obiettivo comune della lotta al tedesco invasore insieme agli Alleati. Nei Cln una nuova classe dirigente prende confidenza con le forme della democrazia e comincia ad immaginare la società che dovrà ricostruire. Una società che si basa su regole che nemmeno loro conoscevano: i protagonisti dei Cln non sapevano cosa fosse la democrazia, erano composti da giovani cresciuti nel ventennio fascista. I Cln finora sono stati poco studiati: analizzarli significa capire che cos’è avvenuto nell’importantissimo passaggio della nascita della democrazia. Rileggere le carte del fondo presente all’Archivio di Stato può dare di nuovo fiducia a questo Paese. All'epoca una generazione di giovanissimi ha posto le basi nel dopoguerra per la creazione di libertà e democrazia, costruendo una società prospera. I cinesi usano lo stesso ideogramma per identificare i termini crisi e opportunità. Ecco, quella generazione ha trasformato la crisi in opportunità. Anche oggi siamo chiamati, con tutte le differenze del caso fortunatamente, a trasformare la crisi in opportunità».

Qual è la parte del libro che l’ha appassionato di più?

«Quella dal risvolto più concreto. Quei giovani nel dopoguerra come amministratori pubblici affrontarono i problemi concreti della gente. C'era molta ideologia, ma veniva messa in secondo piano, sullo sfondo. Ciò che contava era risolvere i problemi quotidiani».

E le donne: era una presenza significativa la loro nei comitati di liberazione nazionale?

«Le donne erano poco presenti nei Cln, e non perché non fossero decisive, ma molto attive nella Resistenza. Basti ricordare che nel modenese ci fu un battaglione di sole donne. Altro dato significativo: le donne nei consigli comunali a livello provinciale erano soltanto 39 nel dopoguerra, nonostante l'importante contributo che diedero alla lotta antifascista».

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