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Nella capitale del beat si fa strada un’anima jazz

di Alessandra P. De Luca
Nella capitale del beat si fa strada un’anima jazz

Dalle prime jam session, ai concerti degli artisti arrivati dagli Stati Uniti Un’offerta di qualità. E il pubblico modenese dimostra di avere gusti raffinati

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È un viaggio lungo, quello del jazz. Così lungo, che ha conquistato la terra del beat. La città del beat, per la precisione. A Modena esisteva al Pernilla, già Contrada della scimmia, o nelle jam sessions del Caffè Concerto. Ultimamente, però, la ninna nanna di New Orleans è esplosa in tutte le sue forme, cambiando il volto di una vita notturna modenese a tratti pigra: le serate jazz del Caffè delle Passioni, l'apertura dell'8Brooklyn Club poco più di un anno fa e il recentissimo Cotton Club ne sono la prova.

Perché il boom?

«Credo che in primo si tratti di una necessità - risponde Carlo Baroni, direttore artistico dell'8Brooklyn Club - la crisi economica aveva immobilizzato la movida modenese nei locali storici e aveva avuto ovvie ripercussioni sul lavoro, con licenziamenti e settore terziario in difficoltà».

«Soldi di liquidazioni, trattamenti di fine rapporto, ma anche un'esigenza di qualcosa di nuovo da parte del pubblico e dei gestori di locali già aperti o ancora da aprire - continua Baroni - tutto questo ha mosso qualcosa e ha dato alla luce una nuova Modena by night».

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Perché il jazz?

«È la base di ogni tipo di musica contemporanea, fino alla dance: in qualche modo è imprescindibile», risponde Baroni.

La paternità del live jazz modenese va sicuramente al Pernilla, rilevato da Alessandro Boni una decina d'anni fa, quando si chiamava ancora Contrada delle scimmie. «La nostra carta vincente - commenta Boni - è la musica live: credo sia questo a creare davvero la vita notturna in una città in cui, jazz o non jazz, la musica è radicata».

Un pubblico eterogeneo, dunque?

«Assolutamente sì, sia a livello di età che di gusti - risponde Boni - il jazz è un genere di nicchia ma con molte diramazioni».

Il Pernilla, con sede invernale in via Nazario Sauro 7 e sede estiva al bar dei Giardini Pubblici, predilige sia professionisti che amatori: «Un professionista che suona dal vivo assicura un certo tipo di serata, ma amo anche dare spazio agli amatori o ai giovani soprattutto locali, durante le jam sessions», commenta Boni.

Quest'ultima è la formula prediletta dal Caffè Concerto, come spiega Christian Lena, che organizzava le jam sessions di qualche anno fa e che ha ripreso a farlo da poco: «Il trio batterista-pianista-chitarrista assicura un intrattenimento trasversale - spiega - è difficile definire un pubblico standard per quanto riguarda il jazz, che attraversa varie generazioni, ed è per questo che lo proponiamo la domenica, nel momento di maggior affluenza nel centro storico».

«Si tratta di un interesse crescente che il classico dj-set non potrebbe garantire», conclude Lena.

Ma veniamo al nuovo. Per il Caffè delle Passioni, un gioiello d'altri tempi, il jazz è quasi d'obbligo: già dal 2013 il locale organizza serate live con tributi ai grandi jazzisti della storia e artisti locali. Ancora una volta, il fattore aggregante sono quelle note inconfondibili, stavolta come sottofondo nel corso della cena. Formula adottata anche dall'8Brooklyn Club, che vanta un programma ricco di artisti di fama internazionale: ad aprirlo, più di un anno fa, è stata infatti Helen Sung, jazzista texana residente a New York, con un curriculum di collaborazioni che spaziano da Clark Terry a Slide Hampton, per tacere degli altri come della sua carriera. Il programma, d'altronde, non ha deluso le aspettative: Bennie Maupin, famoso anche senza la collaborazione a Bitches Brew di Miles Davis, Shawnn Monteiro, la figlia di Duke Ellington che canta il jazz ma non disdegna derive più leggere ma senz'altro valide come Marvin Gaye, ma anche Wayne Escoffery e il Jack Walrath & Gary Smulyan Quartet, solo per dirne alcuni.

Fondamentale, naturalmente, la collaborazione del locale con l'associazione Amici del Jazz e con Giulio Vannini, direttore artistico del Modena Jazz Festival.

Una vita notturna, insomma, che nasce da una rete culturale tutt'altro che trascurabile e su cui vale la pena investire. «Il jazz è venuto dopo l'apertura del locale: - spiega Maurizio Mura, responsabile - l'idea iniziale era quella del piano bar da brasserie, ma la collaborazione con Amici del Jazz ha incontrato i gusti di un pubblico trasversale che, grazie a una rassegna di tutto rispetto, ha un motivo in più per venire da noi a cena».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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