Sfilano gli affetti E’ color Modena la mia California
Da Castelfranco a Los Angeles fra moda e tv Ma prima di tutto i miei bimbi americanizzati
Gli occhi di Greta hanno visto il mondo e lo hanno stregato. Celesti, che ci si specchia il mare. Quello di Los Angeles, dove ora vive, quello dei ricordi in cui si tuffa per raggiungere la sua Modena, Castelfranco dov’è nata, Piumazzo dov’è cresciuta. La ragazza è diventata una donna, madre di due splendidi bambini, Andrea e Olimpia, ai quali si dedica completamente, con orgoglio e dolcezza di mamma.
Cosa le manca di più dell’Italia, di Modena?
«Con la globalizzazione sono poche le cose che mi mancano. Nei negozi trovo tutto, posso pure guidare una Cinquecento sulle nostre ampie highway adesso. Nei bar puoi bere dei veri “espresso” e dei veri “cappuccini». Diciamo che ciò che mi manca di più sono le sensazioni, i colori del nostro mare e del nostro cielo che sono differenti da quelli seppur affascinanti della California. Poi ovviamente gli affetti e i tortellini del pranzo in famiglia della domenica».
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Cos’ha trasmesso di modenese ai suoi bambini?
«Sia io che Andrea spesso parliamo loro in italiano, ma ci rispondono in inglese! Capiscono tutto, con il tempo lo parleranno anche. Sicuramente con il cibo andiamo meglio perché io cucino italiano, mia mamma quando viene a trovarci cucina italiano, e loro apprezzano molto. Sono una mamma molto italiana nel vero senso dello stereotipo che si può avere: mi prendo molto cura di loro e ho trasmesso loro il senso della famiglia che qui a Los Angeles non è proprio come il nostro. Sono bambini italiani americanizzati».
Com’è la vita di una top model scesa dalle passerelle?
«Non ho mai concluso in modo definitivo la mia carriera di modella. Saltuariamente poso ancora per qualche servizio fotografico, non con continuità come prima perché la priorità sono i miei figli. Subito dopo l’epoca d’oro delle copertine e delle sfilate, ho studiato recitazione, ho girato alcuni film, ho avuto parti in fiction e in serial poi, nel 2006, ho iniziato il mio lavoro imprenditoriale lanciando la mia linea di borse. Con l’arrivo prima di Andrea, che ora ha 6 anni, e poi di Olimpia, che ne ha 4, ho messo un po’ da parte la mia attività, ma mi sono iscritta all’Università per studiare fashion design e ritornare nel mondo della moda quando i bimbi saranno più grandi ed esprimere la mia italianità».
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Suo marito, Andrea Carrano, è l’erede di un notissimo brand di calzature italo-americano. Questa commistione tra stile italiano e mentalità imprenditoriale americana, gioverebbe al settore moda italiano un po’ in affanno? Lei che ricetta proporrebbe?
«La creatività e l’abilità nel relizzare abiti e accessori che abbiamo noi italiani è unica al mondo. Bisogna assolutamente che le istituzioni tutelino il nostro know-how potenziando le scuole e salvaguardando le realtà artigianali che ancora sopravvivono. All’estero qualsiasi prodotto abbia il marchio “Made in Italy” gode di un appeal incredibile. Bisogna investire su questo e tutelarsi dagli attacchi di competitor non molto corretti».
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Queste parole hanno una certa valenza specie se messe in relazione al nostro distretto tessile di Carpi che ormai ha decentrato molte delle sue produzioni in Cina.
«È triste sapere che una città come Carpi, dove tra l’altro ho iniziato la mia carriera posando per i cataloghi delle aziende di maglieria, non abbia più tutti i maglifici e i piccoli laboratori che aveva una volta. Alla fine degli anni ’80 e all’inizio degli anni ’90 non c’era marchio che non delegasse a qualche realtà carpigiana la confezione dei propri capi o il loro decoro. Purtroppo la Cina è una realtà prevaricante, forte della propria manodopera a basso prezzo. Non dobbiamo dimenticarci però che molti operai cinesi sono sfruttati. Sono poche le aziende che lavorano con criteri occidentali, le più grandi magari, quelle che sanno di essere controllate o sotto l’occhio di partner esteri. Ma le realtà più piccole, sparse nell’immensa provincia cinese, sono ancora ad uno stato di sfruttamento inumano. Un altro concetto che mi preme sottolineare riguardo alla produzione cinese è che non si tiene conto dell’altissimo livello di inquinamento che causa. I regolamenti a riguardo e soprattutto i controlli internazionali devono essere più rigidi. Magari con questo grande giro di vite, l’Italia e l’artigianato italiano verranno nuovamente valorizzati a dovere. Rimango fiduciosa anche perché le cose cambiano sempre. Guardi i cambi, quando sono arrivata negli Usa un dollaro valeva 2000 lire e adesso l’Euro vale di più del dollaro».
Ma quando il cuore batte verso casa, in Italia, il pensiero dove vola?
«Alle mie scuole elementari a Piumazzo, dove sono stata una bimba davvero felice. Poi lo storico locale “da Freccia” e al “K2” di Castelfranco. Luoghi in cui ho passato momenti veri, genuini della mia vita dove ero Greta e non Gretha».
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