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Immigrati, un accordo per lavori sociali e utili

Immigrati, un accordo per lavori sociali e utili

Firmato il protocollo in Prefettura, coinvolgendo le associazioni di volontariato Presenti 380 stranieri in 17 Comuni. Gli enti locali pagano contributi e polizze

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«I nuovi arrivati con i barconi in Sicilia e nel sud Italia, quando arriveranno a Modena saranno coinvolti, se lo chiederanno, in associazioni di volontariato per lavori socialmente utili».

È questo il passaggio fondamentale dell’accordo tra Prefettura, Comune e associazioni del terzo settore per coinvolgere gli immigrati in attività pubbliche anzichè mantenerli negli appartamenti assegnati senza offrire alternative per il tempo che devono passare per ottenere visti o permessi.

«Sino a oggi - ha riassunto il prefetto Michele Di Bari - a Modena sono arrivati e sono stati sistemati in vari alloggi 380 immigrati o richiedenti asilo. Di questi sono 76 quelli arrivati dal 1° gennaio. A Modena sono 170 e poi a seguire ci sono i 17 Comuni che hanno dato maggiori disponibilità. Sono esclusi tutti i paesi e le città ricompresi nell’area colpita dal terremoto nella Bassa del 2012».

Non tutti gli arrivati sono diventati automaticamente residenti; anzi, la maggior parte di coloro che sono arrivati negli anni passati hanno trovato sistemazioni altrove, soprattutto all’estero. Ma fino a che sono qui devono essere nutriti, ospitati e accuditi; un’apposita commissione stabilisce se possono ottenere un visto come rifugiati per ragioni politiche o religiose. Se non presentano i requisiti richiesti di norma ottengono un visto provvisorio per ragioni umanitarie.

L’esame dovrebbe esaurirsi in sei mesi ma non è raro il caso di un allungamento dei tempi sino a un anno; di qui il problema della sistemazione nei tempi morti sino al sospirato documento. «Nell’accordo - ha sottolineato l’assessore Giuliana Urbelli - sono indicate le linee di intervento su cui vogliamo muoverci con la nostra rete dei servizi e le associazioni di volontariato. Da una parte colloqui individuali per capire in quali settori possono essere impiegati gli immigrati, dall’altro i corsi di formazione per avviarli a possibili lavori».

Di fatto gli enti locali pagheranno le attrezzature di base, l’abbigliamento di lavoro, i contributi previdenziali per infortuni o assicurativi contro eventuali danni a terzi. Da lì in poi scendono in campo la Caleidos, la cooperativa sociale che ha vinto l’appalto per l’assistenza ai migranti, e la buona volontà dei rifugiati.

Campo privilegiato del loro impegno, a quanto è dato sapere, sarà la cura e la manutenzione del verde pubblico, ma già il Comitato Anziani di S.Damaso si è mosso per organizzare la riparazione delle panchine. «Ci sembra giusto offrire delle opportunità - ha concluso la Urbelli - per permettere agli immigrati di ricambiare l’ospitalità che ricevono».

E le spese? Argomento minato. Il ministero degli Interni paga, con i suoi tempi, una retta che va dai 30 ai 40 euro al giorno per ogni persona. Se il numero degli immigrati a Modena resta attorno ai 400, contando solo le spese vive di vitto e alloggio, siamo attorno ai 6 milioni di euro all’anno, tenedo i conti bassi sull’apporto dell’intera macchina pubblica, che va dalla sanità all’assistenza sociale. «Noi continuiamo a considerare queste persone come potenziali risorse per Modena - hanno detto in buona sostanza Albano Dugoni ed Emanuela Carta, rispettivamente ai vertici del Centro Servizi Volontariato e del Forum terzo Settore - Fuggono da territori dove non vengono garantiti nemmeno i diritti civili e cercano una vita migliore in Europa».

Saverio Cioce

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