«La Resistenza fu di tutti e la città ritrovò la libertà»
Il sindaco ha ricordato l’impegno dei partigiani, decisivo al fianco degli Alleati Tavilla: «Da lì è nata la nuova Costituzione». Andrisano: «L’ateneo fu decisivo»
«Ci furono atti ingiustificabili, ma l’Italia libera e democratica nacque lì». Gian Carlo Muzzarelli non ha nascosto gli errori legati alla Resistenza, riconoscendone però «il vero riscatto morale e materiale» del nostro Paese nel suo intervento di ieri in consiglio comunale dedicato al 70° della Liberazione.
«Quando gli Alleati entrarono a Modena - ha continuato - trovarono ad attenderli Alfeo Corassori, poi primo sindaco della città. I modenesi avevano occupato la città da soli, dopo una lunga ed eroica lotta partigiana. Modena aveva conosciuto le privazioni della guerra, patito bombardamenti e distruzioni, era stata teatro di feroci rappresaglie». Davanti ad alcuni reduci, tra cui Aude Pacchioni, il sindaco ha rimarcato il ruolo di «intelligenti e coraggiose protagoniste delle donne partigiane»
Ha riconosciuto che «senza la vittoria alleata l’epopea partigiana non sarebbe state possibile», ha poi ribadito che «non tutte le attese della Resistenza furono realizzate». Limiti che non annullano il valore della lotta da cui sono nate la Liberazione, la Repubblica e la Costituzione.
In mattinata c’è stata anche la deposizione delle corone d’alloro al Sacrario della Ghirlandina e alle lapidi che ricordano il sacrificio dei caduti.
L’assemblea s’è aperta con un minuto di silenzio per le quasi mille vittime del naufragio nel Mediterraneo. L’appello «perché non accada più» del presidente del consiglio comunale, Francesca Maletti, vale sia per il fatto di cronaca sia per l’ascesa fascista. Un’escalation le cui radici sono state citate da Elio Tavilla. «Il primo esempio di debolezza era nello Statuto Albertino - ha spiegato il docente di Storia del diritto medioevale e moderno a Giurisprudenza - perché era flessibile e non aveva gli strumenti per contrastare l’ascesa fascista. La Resistenza diede un contributo al processo costituzionale, non solo con l’anima e il sangue. Nell’assemblea costituente ci furono illustri resistenti come Sandro Pertini, laureatosi nella nostra università, Giuseppe Dossetti, Alfeo Corassori, Alberto Mario Pucci. Il rapporto tra lavoro e dignità nella Costituzione è il valore più alto della Resistenza». Da Tavilla anche un richiamo all’articolo 10 della Carta sul diritto all’asilo. Il rettore Andrisano ha ricordato l’impegno antifascista dell’ateneo, con la medaglia d’argento al Valore Civile del 1962. «Se l’ateneo - ha detto - si adeguò sin troppo alle leggi razziali in quei mesi si trasformò anche in un centro che diede riparo a tanti partigiani. In ateneo, il Comitato di Liberazione stabilì una delle sue sedi. Fu organizzato un servizio di radiocomunicazioni e un ufficio attrezzato per produrre i documenti falsi indispensabili per garantire la circolazione e la sicurezza delle forze della Resistenza».
Gabriele Farina
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