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«La Svizzera mi voleva ma io preferisco l’Ausl»

di Valeria Cammarota
«La Svizzera mi voleva ma io preferisco l’Ausl»

Massimiliano Salati ricercatore d’oncologia con uno studio presentato a Chicago: «Utili le esperienze all’estero, ma bisogna essere riconoscenti al proprio Paese»

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Negli ultimi cinque anni i medici italiani che hanno chiesto al ministero della Salute i documenti necessari per ottenere un impiego all'estero sono sestuplicati: da 396 nel 2009 a 2.363 nel 2014, che ha segnato un vero boom di espatri. Aumenta vertiginosamente il numero di quanti mettono in atto una vera e propria fuga dall'Italia dove non trovano lavoro, dove vige il precariato e dove gli stipendi sono bassi. Questa, tuttavia, non è stata la scelta fatta da Massimiliano Salati. Nato a Carpi, dallo scorso dicembre esercita la professione medica presso il Centro Oncologico Modenese. La storia di Massimiliano vuole rappresentare una speranza per quanti, giovani laureati, spesso danno per obbligata la scelta di trasferirsi all'estero per poter lavorare. «La mia decisione - spiega - è stata diametralmente opposta a quella di tanti cosiddetti cervelli in fuga: ho infatti deciso di occuparmi di ciò che mi appassiona restando nel mio Paese». Massimiliano Salati si è laureato in Medicina e Chirurgia all'incirca un anno fa con il massimo dei voti quindi, abilitatosi all'esercizio della professione medica, ha cominciato ad occuparsi della sua grande passione, la ricerca clinica in ambito oncologico. «Lo scorso anno - racconta - ho sviluppato il progetto della mia tesi riguardante un innovativo farmaco antitumorale impiegato nella terapia del linfoma di Hodgking, il Brentuximab e, con grande soddisfazione, l'abstract di tale lavoro scientifico è stato presentato al più grande congresso mondiale di oncologia (Asco annual meeting) tenutosi lo scorso giugno a Chicago. Nel frattempo, ho lavorato in Svizzera nell'unità di ricerca clinica dell'Oncology Institute of Southern Switzerland, dove ho partecipato ad attività di sperimentazione sui più promettenti farmaci anticancro. Dopo tre mesi ho però deciso di tornare in Italia per affrontare il concorso per l'accesso alla scuola di specializzazione in oncologia medica che ho superato classificandomi 6° a livello nazionale (su 900) e 1° a Modena. Molte persone fanno scelte diverse dalla mia - asserisce Massimiliano - io desidererei veicolare un messaggio di speranza per la mia generazione e per chi si avvicina al mondo della ricerca, quello cioè di credere fino in fondo in quello che si fa e non arrendersi, anche se il nostro Stato fa ben poco per aiutare anche i più motivati tra i suoi giovani. Avrei sì potuto lasciare definitivamente l'Italia, ma il mio desiderio è sempre stato quello di poter curare la mia gente qui nel mio Paese. Sono fiducioso nel pensare di cambiare le cose restando qui. Ho avuto la fortuna di trovare persone che hanno messo a disposizione e condiviso con me quello che conoscevano a livello medico e ciò ha corroborato le mie convinzioni: l'esperienza all'estero è affascinante e stimolante però penso anche si debba essere riconoscenti alla propria terra d'origine».

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