Se la memoria torna nelle piazze
Installazioni di legno che ospitano foto, documenti e cimeli della Liberazione
Non si fa ricorso a libri, né ad aule scolastiche per raccontare la Liberazione, ma a dieci installazioni che in varie parti della città danno con efficacia la dimensione di violenza, di coraggio, di eroismo della seconda guerra mondiale.
Un percorso all'aperto, tra le tante manifestazioni nel 70° della Liberazione, per offrire “Memorie solide” attraverso parallelepidi di legno alti due metri, su cui sono collocati fotografie e oggetti d'epoca, manifesti e altri documenti, con puntuali riscostruzioni e testi scelti dalla “Cronache” dell'archivista e bibliotecario Adamo Pedrazzi. Un feritoia, ad altezza di bambino, consente di guardare all'interno dell'installazione per scoprire, nelle scritte e nelle immagini, vicende di guerra: dagli eccidi ai bombardamenti e alle difficoltà di cercare cibo fino alla sospirata liberazione.
«Le installazioni - dice Metella Montanari, vicedirettrice dell'Istituto Storico della resistenza - sono stati posti in luoghi di vita quotidiana. Ognuna reca un nome di persone meno note, ma che hanno dato un contributo importante alla conquista della libertà. In piazza Grande - dove ieri alla 17, si è svolta l'inaugurazione - c'è quella dedicata ad Alfeo Corassori, primo sindaco dopo la Liberazione, ma anche quella che porta il nome di Renzo Volpi, la vittima più giovane dell'eccidio del 30 luglio 1944».
Tutti da scoprire i solidi: da “Marco”, nel piazzale della stazione ferroviaria, con riferimento al generale Guidelli Guidi, comandante della Resistenza modenese, ad “Alessandro” Coppi (largo S. Eufemia), presidente del Comitato di Liberazione Nazionale; da Guido Melli, vicino alla Sinagoga, che rimanda alla persecuzione degli ebrei, a Fernanda Scaglietti, al Mercato Albinelli, con richiami alla fame del tempo. Ieri in piazza c'era una classe terza della scuola media Ferraris, alla quale l'assessore alla cultura Cavazza ha ricordato che «la libertà di cui godiamo è un dono prezioso ma fragile che bisogna saperla regalare anche a chi verrà dopo di noi». «È un richiamo alla responsabilità, nel ricordo delle barbarie dei secoli passati» ha detto ai ragazzi Roberto Guerzoni della Fondazione Cassa.
Michele Fuoco
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