Tutti i tesori e le chiese storiche che i turisti non potranno vedere
Ammonta a circa 4 milioni di euro la spesa necessaria per ripristinare edifici pieni di opere splendide. La Galleria Estense è l’unica che si è riusciti a ristrutturare. Ecco tutto quello che ci è ancora negato
Non si può che essere felici per l'apertura, il 29 maggio, della Galleria Estense che, chiusa da 3 anni per i danni del terremoto, potrà rincominciare a fare bella mostra dei capolavori di maestri italiani e stranieri (Niccolò Dell'Abate, Cosmè Tura, Correggio, Bernini, Guercino, Guido Reni, i Carracci, Tintoretto, Velazquez, El Greco...). Ma inevitabile il rammarico che importanti chiese, soprattutto del centro storico, custodi di opere di assoluto valore rimaste indenni, mantengano chiuse le porte perché non si è riusciti ancora a porre rimedio alle rovine che il sisma del 2012 ha provocato.
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E i tempi sono ancora lunghi: occorrono circa quattro milioni di euro e i lavori non sono ancora cominciati. I danni strutturali riguardano la chiesa di S. Agostino, collocata nello stesso edificio del Palazzo dei Musei e quindi della Galleria Estense, che tra i tanti dipinti e sculture di straordinaria importanza conserva il "Compianto su Cristo morto” di Antonio Begarelli, "Madonna col Bambino", affresco di Tomaso da Modena; la chiesa del Voto, a 50 metri dal Duomo, con il magnifico quadro di Lodovico Lana, con episodi della peste a Modena nel 1630, la Vergine, S. Geminiano e S. Omobono, S. Rocco e S. Sebastiano; la chiesa di S. Biagio con gli splendidi affreschi, nella cupola, di Mattia Preti, allievo del Guercino, che illustrano le glorie del Paradiso e nel coro il concerto di angeli suonatori. Tre chiese "allineate" sulla via Emilia centro che non posssono sfuggire ai tanti (si spera) visitatori che dovrebbero arrivare in città, dove è stato tutto predisposto in occasione dell'Expo. Impenetrabili anche la chiesa del Tempio, in piazzale Natale Bruni, innalzata nel 1923 per ricordare i modenesi caduti nella prima guerra mondiale, e la chiesa di S. Paolo, in via Selmi. Visitabile, invece, nonostante qualche crepa, è la chiesa di San Barnaba, in via Carteria, che consente le cerimonie religiose. Circa quattro milioni di euro per intervenire adeguatamente.
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«Tutti i progetti - dice Rossella Cadignani, dirigente del servizio di progettazione dei lavori pubblici e dell'edilizia monumentale - sono stati presentati in Regione per il finanziamento pubblico pro-terremotati, e sottoposti alla commissione congiunta (addetti alla parte strutturale e quelli alla parte monumentale-artistica). Per quanto riguarda le strutture i progetti sono stati affidati a privati, mentre per la parte architettonica ci abbiamo pensato noi dell'ufficio e dei progetti di restauro». Le più rovinate risultano la chiesa del Voto «perché ha il problema del ribaltamento della facciata" (si era già intervenuti per la caduta della sfera di granito sulla via Emilia); la chiesa di S. Biagio per il distacco delle volte e quella si S. Agostino "che ha un insieme di danni, con il crollo delle cornici in gesso. Entro l'anno i finanziamenti dovrebbero essere tutti approvati.
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Sono prossimi quelli destinati alla chiesa di San Barnaba». L'esperta del Comune non nasconde le difficoltà. «È impossibile dire una data per i completamento dei lavori. La procedura è lunghissima, perché per ogni opera che supera i 300mila euro è nacessaria una gara di appalto. E una volta individuato il soggetto bisogna attendere 35 giorni prima di avviare il cantiere. Le pratiche sono a posto. D'ora in poi di problemi non dovrebbero più esserci».
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