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L’Hotel Appennino riapre «Lo facciamo per il paese»

di Daniele Montanari
L’Hotel Appennino riapre «Lo facciamo per il paese»

Il gestore Bagatti: «Fiumalbo non può farne a meno, ma mi assumo un rischio finchè il Demanio non accetterà di risolvere il pasticcio cedendo il terreno»

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FIUMALBO. L'Hotel Appennino riaprirà a giugno, per confermare la sua presenza e la sua insostituibile funzione turistica nell’estate fiumalbina. Lo assicura lo stesso gestore Massimo Bagatti, che farà un’ altra scelta “di cuore”, in attesa che si risolva la querelle con il demanio per la proprietà, a seguito delle aperture registrate nel summit con i vertici dell’agenzia che si è tenuto a Roma lo scorso 6 febbraio alla presenza anche del sindaco Mirto Campi.

Il problema è noto, e si trascina ormai da due anni e mezzo, quando l'area su cui sorge è passata da proprietà demaniale indisponibile a bene dello Stato. Cosa che ha fatto schizzare i canoni di concessione a cifre vertiginose: dai 2.500 euro di prima, al gestore ne sono stati chiesti di colpo 104mila. Un importo insostenibile, che ha portato a numerosi tentativi di mediazione (il caso è stato portato anche in Parlamento) ma senza riscontri concreti, tanto che lo scorso Natale per la prima volta l'albergo è rimasto chiuso, lasciando “orfano” il centro.

Ma non accadrà lo stesso per l’estate: «Ho deciso di riaprire comunque a giugno – sottolinea Bagatti – sia che si arrivi alla transazione o meno. Lo faccio per il paese, perché Fiumalbo non può trascorrere un’estate senza l’unico albergo, sarebbe come ammazzare il centro. È un gesto d’affetto che faccio nei confronti della comunità, perché non ho in mano niente: rischio e basta. Ma se non si risolvono le cose, dopo abbandono, basta, perché questa cosa è andata avanti anche troppo».

Anche se è rimasto chiuso, durante l’inverno nell’edificio è stato sempre mantenuto il riscaldamento, a spese di Bagatti, e non si sono registrati danni. A parte quelli di marketing: «È andata persa tutta la clientela tradizionale emiliana e toscana: la gente chiamava e dovevo dire che eravamo chiusi. Il filo si è interrotto: nessuno mi assicura adesso che ritelefoneranno per l’estate. È una scommessa quella che faccio, perché ora come ora di prenotazioni non ne ho, a differenza del passato».

Nello specifico della querelle, la via d’uscita per Bagatti sarebbe che il demanio consentisse il passaggio di proprietà dietro pagamento non dell’intero valore dell'immobile (che la sua famiglia ha costruito pietra su pietra a partire dal 1936) ma solo di quello del terreno su cui sorge. C’è stata disponibilità a ragionare in merito, ma il nero su bianco ancora manca. Intanto, il sindaco Campi esprime soddisfazione per una riapertura che rappresenta tanto per il paese e ha anche i suoi risvolti occupazionali, perché qui ha sempre lavorato uno staff di almeno 5-6 persone: «Abbiamo lavorato tutto l'inverno per la riapertura e sono davvero contento della scelta di Bagatti. Ma sono anche fiducioso che il demanio accolga la proposta, di buonsenso, con cui si vuole mettere la parola fine a questa vicenda».

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