Veneto Banca-Bper, i motivi dell’unione
Le filiali non si sovrappongono, potrebbero non esistere problemi di governance, probabili garanzie di autonomia
Dalla provincia di Treviso arrivano nuove conferme che avvalorano l’ipotesi della possibile fusione fra le Popolari Veneto Banca e Bper. Dopo le rispettive assemblee di sabato scorso, serena e senza scossoni quella di Modena quanto carica di tensioni, urla, fischi e proteste quella veneta a Volpago del Montello, trapela qualche indiscrezione su incontri e abboccamenti già avvenuti e sulle valide prospettive di una trattativa per ora inevitabilmente soltanto allo stadio iniziale. A fine marzo si sono svolti colloqui fra rappresentanti delle due parti, colloqui preliminari perché Rothschild, advisor dell’istituto di credito di Montebelluna, pur essendo da tempo la lavoro su questa materia, non aveva ancora predisposto la documentazione necessaria per avviare la trattativa. Da Montebelluna continuano a provenire segnali che non fanno altro che accreditare questa ipotesi. Da una parte le simulazioni di unione fra Popolare di Vicenza e Veneto Banca, per dare vita a un polo veneto, determinano la possibile chiusura della metà delle filiali in provincia di Treviso e circa un quinto di quelle in altre quattro province a causa di evidenti sovrapposizioni e questo sarebbe un ulteriore elemento forte che conduce al diniego da parte trevigiana all’accordo con Zonin, leader della banca vicentina, che insiste per il polo veneto.
Nello stesso tempo le inchieste giudiziarie e il passivo accumulato nel 2014 hanno indebolito la posizione di Veneto Banca al punto da rendere urgente l’esigenza un partner adeguato, che appunto è stato individuato in Bper Banca. E la banca modenese in questa unione intravede anche uno degli aspetti basilari a favore, vale a dire il fatto che non ci sarebbero particolari pretese dal punto di vista della governance, quindi poltrone di vertice, da parte dell’istituto di credito di Montebelluna. L’ipotesi di aggregazione con Bper Banca viene vista con favore dal board di Montebelluna, molto condizionato dalle scelte dell’ex Ad e ora direttore generale Vincenzo Consoli, che non ha mai nascosto di nutrire simpatie per le proposte di Bper. Un’alleanza tra Modena e Montebelluna potrebbe presentare diversi vantaggi dal punto di vista di Veneto Banca, che innanzitutto potrebbe riuscire a mantenere una certa autonomia – oltre al marchio – sul territorio. Poi va sottolineata la quasi totale assenza di sovrapposizioni delle reti commerciali, dato che Bper è scarsamente presente nel Veneto. E occorre tenere in considerazione anche le dimensioni di Bper, nel Trevigiano ritenute non eccessivamente più grandi rispetto a Veneto Banca: gli sportelli delle filiali sono un po’ più del doppio.
Stefano Turcato
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