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Alla scoperta di Bim per risollevare il settore dell’edilizia

Alla scoperta di Bim per risollevare il settore dell’edilizia

Un’iniziativa per studiare il Building Information Modelling che simula al computer la vita di manufatti e infrastrutture

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La sigla Bim non dice nulla a chi non è addetto ai lavori, a tutti coloro che non si interessano più di tanto ai problemi che riguardano l’edilizia e a tutto quanto è connesso a questo importante settore.

Ma da più parti già si sostiene che nel Building information modelling, che si identifica con la sigla Bim, sia in buona misura il futuro dell’edilizia o quanto meno che si tratti di un sistema in grado di condizionare notevolmente il settore. Tra tutti i settori della nostra economia l'edilizia è il più colpito dalla crisi. E tutti sono concordi nell’individuare nel rinnovamento tecnologico la panacea necessaria per uscire dal tunnel.

E in quest’ottica si innesta il Bim, che rientra senza dubbio fra le teorie più suggestive ma allo stesso tempo più concrete degli ultimi anni. Il Building information modelling è nato negli Stati Uniti quando si è iniziato a parlare di edifici virtuali e di software capaci di simulare al computer la vita di manufatti e infrastrutture: ecco allora questo sistema di progettazione che grazie a una piattaforma informatica integra le competenze di committenti, architetti, ingegneri, costruttori e impiantisti per determinare con anticipo i vantaggi qualitativi ed economici di un'opera, prima ancora che la stessa sia messa in cantiere.

Il ruolo di Bim nell'industria delle costruzioni è di evitare gli sprechi, contenere i costi non solo in fase di realizzazione ma per tutto il ciclo di vita del manufatto. Sono tanti i Paesi che stanno investendo risorse per favorire lo sviluppo di Bim. In Usa, nel Regno Unito e nella parte più rampante dell'Asia è già una realtà collaudata.

«Anche in assenza di specifiche politiche industriali nazionali - dice il presidente di Ance Modena, Stefano Zaccarelli - chi governa il territorio, ai diversi livelli, può intervenire per promuovere lo sviluppo e la concreta applicazione di questa innovazione».

La provocazione è lanciata: ora chi se non la pubblica amministrazione può aiutare davvero il settore edile a uscire dall'impasse?

«La velocità con cui cambia e si evolve il mondo delle costruzioni impone un cambio di passo e di mentalità - dice ancora Zaccarelli - Dall'edilizia abitativa a quella non residenziale, dalle opere pubbliche alla riqualificazione urbana, l'innovazione traccia nuove segmentazioni del mercato e nuovi stimoli per noi imprenditori. A noi il coraggio e la bravura di saperli cogliere».

Con queste premesse è stato organizzato da Ance Modena il convegno "Scenari di innovazione per le costruzioni. Nuovi mercati per nuove imprese", in programma giovedì 30 aprile a Modena, con inizio alle 9,30 all’auditorium Fini di Confindustria, per interrogarsi sul futuro del comparto. Dopo l'introduzione del presidente di Ance Emilia Romagna, Giovanni Torri, ci saranno le relazioni di Riccardo Varaldo (Scuola Sant'Anna di Pisa), Lorenzo Bellicini (Cresme), Angelo Ciribini (Università di Brescia) e il case study aziendale sull'utilizzo del Bim da parte di Francesca Federzoni, presidente della modenese Politecnica Ingegneria e Architettura. Seguirà una tavola rotonda e al centro della discussione, coordinata dal giornalista del Sole 24 Ore Roberto Iotti, ci sarà il ruolo della pubblica amministrazione nella promozione del Bim mediante l'utilizzo dei Fondi sociali europei. Interverranno Stefano Zaccarelli, Giuseppe Iadarola (presidente di Ingegneri Riuniti), il sindaco di Modena Giancarlo Muzzarelli e il governatore regionale Stefano Bonaccini. Le conclusioni del convegno saranno affidate al presidente di Ance nazionale Paolo Buzzetti.

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