Gazzetta di Modena

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Arriva dalla Nasa il manager dei droni

di Felicia Buonomo
Arriva dalla Nasa il manager dei droni

La storia del modenese Davide Venturelli, tornato dalla Silicon Valley a Spilamberto per fondare la “sua” Archon Dronistics

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SPILAMBERTO. Dalla Silicon Valley a Spilamberto, per fare innovazione e creare una start up. Davide Venturelli ha 31 anni, è modenese, vive da anni in America, dove è manager per la Nasa. Ma è qui, a Spilamberto, che ha voluto mettere le basi per diventare un imprenditore.

Tutto comincia due anni fa, quando Francesco Baruffi, responsabile dell’incubatore d’imprese Knowbel di Spilamberto e Davide si sono incontrati, erano negli Usa. Un incontro che, un anno più tardi, è stato il motore per avviare una start up che si divide tra Spilamberto (dove viene curata la parte promozionale) e la Silicon Valley (dove Venturelli vive e lavora). È la Archon Dronistics, start up innovativa cresciuta nell’ambito di Democenter-Sipe, all’interno di Knowbel, che ha sviluppato una tecnologia e soluzioni per gestire sistemi complessi di videosorveglianza: droni che possono essere controllati direttamente dagli operatori umani, ma che sono in grado anche di lavorare in autonomia secondo un programma prestabilito.

«I droni – racconta Davide – hanno il problema di avere una scarsa autonomia in termini di batteria. Noi abbiamo fatto proprio questo, abbiamo creato delle stazioni dove i droni atterranno e ricaricano, mentre un altro parte. E questo garantisce il controllo 24 ore su 24, 7 giorni su 7 e in qualsiasi condizione di luce».

Archon, in sostanza, non si occupa della produzione di droni, ma di creare una piattaforma per l’atterraggio dei droni. Una tecnologia già realtà a Modena da tempo, prima che la Camera approvasse il decreto che autorizza l’impiego dei droni nelle attività di sicurezza e antiterrorismo.

Archon Dronistic (nel cui team ci sono, oltre Davide, Matteo Ruina, Francesca Lorenzoni, Davide Ghezzi e Giovani Landi) ha sviluppato tecnologia e soluzioni pratiche quando ancora l’utilizzo dei droni in sicurezza era pura fantasia: costi troppo alti, sistemi troppo complicati, batterie non sufficienti e, soprattutto, una legislazione che non consentiva di impiegare questi strumenti sul territorio.

Ora, però, i costi dei mezzi sono drasticamente diminuiti, le batterie migliorate, Archon Dronistic ha semplificato i sistemi e risolto il problema delle ricariche, le leggi si stanno rapidamente adeguando in tutto il mondo, nelle settimane scorse gli Stati Uniti, oggi anche l’Italia. Quello che due anni fa sembrava solo un esercizio teorico, ora è una realtà possibile e a Modena sono pronti.

E questo grazie allo spirito di intrapresa del 31enne modenese. Davide ha studiato a Modena e in Francia, poi il dottorato alla “Normale” di Pisa, in seguito al quale stava per trasferirsi, per lavoro, in Svezia. Ma la sua vita ha virato, quando ha vinto una borsa di studio per un programma universitario in America. Siamo nel 2012, Davide arriva in Silicon Valley, con tanti buoni propositi, ma basse aspettative. «E lì – racconta – la mia vita è cambiata. Avevo 28 anni e per la prima volta ho pensato di aprire un’azienda, nonostante avessi già cominciato a lavorare per la Nasa. È lì che ho scoperto le enormi potenzialità nel campo dei droni. E con Davide Ghezzi, imprenditore milanese, abbiamo pensato di avviare un’attività. Abbiamo coinvolto altri due amici, un ingegnere e una matematica e abbiamo sviluppato un’applicazione, con la quale abbiamo partecipato e vinto lo Start Up Cile». E dopo l’avventura cilena, l’approdo a Spilamberto.

L’idea di Archon è quella di utilizzare droni a basso costo, per monitorare grandi parchi, come quelli fotovoltaici. Ed è per questo che la parte di marketing si è scelto di stabilirla in Europa, perché in Europa è presente una grande quantità di parchi fotovoltaici, maggiore che nel resto del mondo.

«Nei campi solari – aggiunge Davide – i falsi allarmi sono tanti. Difficile capire se sia un gatto ad intrufolarisi nel campo o un potenziale ladro che vuole rubare il rame. Le telecamere fisse hanno dei limiti. Un drone risolverebbe il problema della videosorveglianza a 360 gradi».

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