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Gli acrobati di Impernovo volano sulla porta di Expo

di Francesco Dondi
Gli acrobati di Impernovo volano sulla porta di Expo

L’azienda di Finale ha effettuato tutti i lavori in quota sui padiglioni Zero e Italia Vittorio Baraldi: «Progetti ambiziosi, siamo orgogliosi. E che bravi i miei ragazzi»

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FINALE. Sotto quei tetti passeranno milioni di visitatori, semplici turisti, ma anche capi di Stato e autorità mondiali. Il Padiglione Zero, ossia la porta d’accesso a Expo e i Padiglioni Expo Center, per quanto riguarda le coperture hanno una firma modenese, finalese per la precisione. Si tratta di Impernovo, azienda specializzata in giardini pensili e coperture impermeabili, che in questi particolari padiglioni ha superato le leggi della fisica per mettere in pratica l’idea dell’architetto Michele De Lucchi.

«A dire la verità - spiega Vittorio Baraldi, rappresentante di Impernovo - abbiamo apportato alcune modifiche nella realizzazione di queste particolari coperture perché il progetto sulla carta presentava problematiche sia dal punto di vista realizzativo che di rispetto dei tempi per la consegna. Oggi possiamo dire che i lavori sono ormai completati e che Impernovo ha vinto la sfida, una corsa contro il tempo per consegnare i cantieri e assistere all’imminente taglio del nastro, magari guardando con il naso rivolto all’insù, orgogliosi perché la nostra azienda non solo ha prestato la manodopera, ma è stata anche parte attiva e collaborativa per alcune di quelle meraviglie di Expo concepite dal genio umano».

«I nostri ragazzi - spiega Baraldi - sono stati speciali. Hanno dovuto formarsi con i corsi da rocciatori, hanno accettato turni duri per recuperare il tempo perso, visti i ritardi nelle consegne da parte degli organizzatori dell’evento e dell’associazione temporanea, che aveva vinto l’appalto. Ma non ci siamo arresi, ci siamo coordinati con il nuovo gruppo di lavoro e il risultato è sotto gli occhi di tutti. È difficile descrivere, per chi non ha vissuto il cantiere di Expo, quel formicaio ininterrotto, dove la qualità e l’arte lavorativa italiana ha superato ostacoli e guai. Bene, noi c’eravamo e sinceramente diventa un vanto al di là del valore economico dell’intervento. Abbiamo seguito cantieri di importi più rilevanti, ma chi, nel mondo delle piccole medie imprese edili nostrane, non avrebbe voluto abbinare il proprio nome ad importanti progetti di evidenza internazionale?».

E lavorare ad alta quota, davanti a migliaia di imprese di passaggio, apre anche nuovi scenari lavorativi. «Diciamo che c’è chi ha apprezzato il nostro modo di operare - conclude Baraldi, affiancato dal socio Mario e dei figli di entrambi - e i primi risultati si sono visti con le richieste di altri contractors per i quali abbiamo realizzato le coperture dei padiglioni di Brasile, Indonesia e Moldavia e altre collaborazioni potrebbero aprirsi a breve».

Francesco Dondi

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