Alpinista scampa al terremoto in Nepal
Annalisa Cavani, 30 anni, era con un gruppo di trekking in centro a Kathmandu. Sta bene ed è al riparo in attesa del rientro
MODENA. «Stanno tutti bene, per fortuna. Erano in centro a Kathmandu a fare shopping, quando una scossa di terremoto violentissima li ha colti di sorpresa. Li ho dirottati subito sull’aeroporto che però è chiuso per danni e ora stanno dentro a due pullmini, al sicuro».
Giuliana Cestari dell’agenzia di viaggi di Castelnuovo “Città del Sole” è sollevata per le sorti dei suoi alpinisti: segue un viaggio in Nepal iniziato il 6 aprile con un gruppo di trekking composto da 13 alpinisti del nord Italia. In mezzo al gruppo c’è la modenese Annalisa Cavani, 30 anni, dipendente della Neotron. E poi c’è un secondo gruppo, questo di alpinisti (nessun modenese), che dal campo base dell’Everest ha scalato una montagna vicina e ieri è scampato incolume alla morte proprio là dove si contano decine di morti.
Annalisa Cavani aveva finito le tre settimane di trekking lungo le piste del Nepal, un viaggio importante per chiunque ami la montagna. Il suo gruppo era appena tornato a Kathmandu - la capitale in queste ore sconvolta dai crolli, epicentro del terremoto di magnitudo 8.1 - e prima di tornare a casa stava facendo giretti di shopping nel quartiere centrale di Thamel.
Appena è arrivata la scossa più forte sono riusciti a mettersi al riparo in un’area all’aperto evitando i crolli circostanti.
«Li ho sentiti con il satellitare e stanno bene, per fortuna - spiega Giuliana che da Castelnuovo gestisce l’emergenza guidando i due gruppi - li ho fatti immediatamente spostare verso l’aeroporto internazionale. Quando sono arrivati là, però, hanno saputo che anche la struttura aveva avuto tali danni che era inagibile. Le autorità stanno aspettando le verifiche per la staticità e intanto tutti i servizi a terra e di volo sono interrotti».
Il gruppo trekking di Annalisa doveva partire ieri sera alle 21.30 locale. Il loro arrivo precipitoso all’aeroporto ha impedito agli alpinisti di prendere le valige in albergo. I bagagli sono arrivati ugualmente ore dopo e quindi ora sono pronti per il viaggio di ritorno verso l’Italia. «Non posso però lasciarli in aeroporto - spiega Giuliana - così abbiamo concordato che restino al riparo nei paraggi. Mi hanno espressamente chiesto di non dormire in albergo perché hanno ovviamente paura di nuove scosse e così ho trovato due pullmini. Per ora staranno lì sopra. È sicuramente una soluzione di ripiego ma è sicura. Intanto aspettiamo di capire che “riprotezione” darà la loro compagnia aerea. Potrebbero partire anche da un altro aeroporto».
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