Carpi e i conti con la storia
Troppa grazia (o per paradosso forse meglio così...) festeggiare la promozione in serie A del Carpi un 25 aprile, giorno della Liberazione, dopo aver celebrato quella in serie B...
Troppa grazia (o per paradosso forse meglio così...) festeggiare la promozione in serie A del Carpi un 25 aprile, giorno della Liberazione, dopo aver celebrato quella in serie B nel giorno in cui il martire Focherini veniva proclamato beato in Vaticano... La storia, quella che si studia a scuola, forse ha le sue gelosie. Quella che si scrive nei cuori dovrà invece aspettare ancora qualche giorno: e forse a tanti carpigiani non dispiace dover preparare l’abbraccio ai biancorossi nel ridotto del Cabassi piuttosto che ieri notte all’uscita del casello autostradale. È come gustarsela un po’ più a lungo, questa gioia inattesa e contagiosa; assaporarla meglio, comprendendovi anche qualche difficoltà, quando i trionfi su Vicenza e Bologna facevano pensare che non ci fosse nulla più di frapponibile al Paradiso. Questa squadra venuta dal nulla e capace di arrivare ovunque, questa nave pirata nel mare del calcio tutto lustrini e diritti tv, fatturati da capogiro e idem i debiti, attraversato da potenti e spregiudicati capitani di Palazzo o da sciagurati squaletti come chi ha disossato il Parma, sa aspettare l’ultima folata di buon vento. Dimostrando di essere squadra vera e non fenomeno occasionale, capace anche di perdere per una volta sul più bello. E non di avere solo una fortuna che fa provincia (ovvero ciò che Carpi da sempre vorrebbe essere e si sente..., Carpi provincia di Carpi): ci vuole anche quella, certo, per battere tutti i record del campionato, ma è un dominio per meriti e non per mancanza di avversari all’altezza. C’è ben altro, in questo percorso ostinato e felice: a partire dalla dimostrazione che le strade per tornare ad avere uno sport a misura della realtà e non solo degli interessi economici di qualcuno è ancora praticabile. La lezione del Carpi, la “liberazione” da quest’idea di calcio in mano ai pochi soliti dispotici noti, è così semplice e complessa allo stesso tempo che se rimane lì, in sospeso, a farsi studiare e comprendere (e anche invidiare, sì...) qualche giorno in più, va bene lo stesso. Ci si vede martedì, comunque...
engra
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