Liberazione, tutti in piazza 70 anni dopo
Modena ha celebrato il 25 aprile in Duomo, poi il corteo e la commemorazione: «Lottare contro ogni discriminazione»
Libertà e Resistenza. Due valori da custodire, oggi come ieri. Un testimone per le centinaia di partecipanti alla manifestazione per il Settantesimo della Liberazione. Un primo appello a essere saldi lo esprime monsignor Giacomo Morandi: «Bisogna fare memoria di chi ha impiegato la vita per riconquistare la libertà - spiega l’amministratore diocesano in Duomo - per dare a noi un futuro di pace. Non bisogna avere paura delle difficoltà. Come i nostri padri d’ispirazione laica si univano, così nel nostro tempo dobbiamo fare noi, anche nella nostra città».
Il successore (almeno pro tempore) del vescovo Antonio Lanfranchi ricorda che i due valori sono insiti nelle Scritture: «Vangelo vuol dire “buona notizia” ed è un annuncio di libertà. San Pietro ci esorta a resistere al male». Dopo la messa, parte il corteo. In testa la banda Ferri, seguita da tante bandiere. Una è retta da una ragazza, segno di una memoria che prosegue. C’è anche chi, come Aude Pacchioni o Ibes Pioli, settant’anni fa festeggiava in piazza Grande la sconfitta dei nazifascisti, scacciati da Modena il 22 aprile 1945. Al Sacrario della Ghirlandina l’omaggio del sindaco Gian Carlo Muzzarelli e del prefetto Michele Di Bari, poi la ripartenza. Corso Canalgrande, via Università, via Castellaro e infine piazza Grande. I bambini sotto al palco ammirano le tante medaglie nel gonfalone di Modena. «Non sono sportive», spiega un papà a un figlio. Dopo “Fischia il vento” e “Bella ciao” intervengono Camilla Scarpa e Francesco Nicolai. Sono due dei seicento studenti che hanno partecipato quest’anno a “Un treno per Auschwitz”. «Ricordo il fango, ricordo il vento freddo, il muto cielo grigio», dice lei, leggendo una sua poesia sull’esperienza in Polonia. «Auschwitz è una betulla, ancora piena di ferite», conclude. Anche lui legge un testo in versi, che incita a guardare verso le stelle. Francesco ripercorre poi le radici della Resistenza, dal Cristianesimo alla Costituzione. «La resistenza all’oppressione è diritto e dovere del cittadino», recita citando il defunto articolo 50, esortando a «tenere lo sguardo in alto, essere le anime della Resistenza». «Bisogna essere con orgoglio antifascisti», riprende lei, spiegando come tale valore si possa declinare «contro ogni forma di discriminazione» anche oggi. «Ci sono pericoli che risorgono anche nel cuore della stessa Europa», ricorda il sindaco, che invita a visitare luoghi come Montefiorino o Fossoli per adempiere al «dovere della memoria». Il discorso richiama a un passato fatto di «ventidue partigiani medaglia d’oro, centoventicinque d’argento e quarantotto di bronzo». Un appello al ruolo delle donne guadagna le “scampanellate” delle partecipanti alla biciclettata “Io vado … come una staffetta”. Sulle stragi nel Mediterraneo il sindaco richiama l’esempio dell’Albania: «assicurare da loro la dignità». Un invito a non farsi sfuggire la chance dell’Expo, poi un appello per la legalità. «Con sudore, fatica e impegno si raggiungono i traguardi - esorta il primo cittadino - non ci sono scorciatoie, non le vogliamo». Infine, Muzzarelli cita Alfeo Corassori, che settant’anni fa accoglieva in piazza Grande gli angloamericani da sindaco di una Modena già libera. «Tutti collaborino onestamente nell’immane opera di ricostruzione. Modenesi, al lavoro!».
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