Un Children Park tutto modenese Otto tappe piene di meraviglie
L’area tematica riservata ai più piccoli concepita ed eseguita da Michele Zini e soci di Zpz Partners con il team Reggio Children: un percorso per scoprire il mondo. Un ambiente per i Paesi più poveri
Delle quattro aree principali di Expo 2015 a Milano la più originale e ingegnosa è opera di un importante studio di architettura modenese, Zpz Partners, capitanato da Michele Zini e Claudia Zoboli. Si chiama “Children Park” ed è un’area tematica pensata per e con il team di Reggio Children che comprende le Istituzioni dei Nidi e Scuole d’infanzia reggiane e Stefano Maffei. La particolarità di “Children Park” - che rientra nella “Family Map” di Expo a Milano - è che non si tratta di uno di quei parcheggi per bambini che ormai si trovano persino nei centri commerciali ma di un luogo interattivo nel quale i ragazzi da 2 a 11 anni seguono un percorso con otto stazioni tematiche tutte all’aperto o con i loro genitori oppure, come scolaresca, con educatori e maestri. Per concepire e progettare uno spazio simile ci vuole molta fantasia e soprattutto conoscenza del mondo infantile. Per questo è stato scelto lo studio modenese Zpz. E per realizzarlo ha lavorato anche un’azienda di Bomporto, Intertecnica di Monica Cavani. Zpz ha al suo attivo grandi progetti di spazi per bambini di abito internazionale: a Tokyo, San Francisco, Dubai per citarne alcuni. Spiega l’architetto Michele Zini:
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«L’idea è di creare, all’interno dello spazio Expo, un percorso tutto all’aperto con otto stazioni che permettano ai bambini di avvicinarsi ad esperienze di gioco e conoscenza interagendo tra di loro e con gli adulti mentre vengono in contato con elementi dell’ambiente in cui vivono: acqua, flora, energia, clima eccetera. Tutto deve suscitare in loro domande». Dei 25 milioni di visitatori totali attesi ad Expo Milano, chissà quante migliaia di bambini arriveranno. Che a piccoli gruppi (25 alla volta) seguiranno la pista delle otto tappe di Children Park in un’architettura fantastica all’interno di un giardino. «Ad esempio - spiega Zini - abbiamo costruito campane che si muovono e che si abbassano dalle quali escono esperienze odorose da ritrovare in piante aromatiche da toccare e annusare. E quando il bambino riconosce di che pianta si tratta spinge un pulsante, poi ottiene delle ricette. Ci sono anche ottocento bacchette sensitive che dall’alto calano fili d’acqua da punti sempre diversi i bambini raccolgono al volo l'acqua, la versano in un’ampolla che attiva una nebbiolina che nutre le culture delle piante verticali vicine». Sempre Zpz è stata incaricata di seguire una parte di un’altra area, i Cluster tematici. Ci sono spazi riservati al tema del riso, della frutta, delle isole eccetera. Poi ci sono le zone aride. Ed è qui che hanno lavorato Zini e i suoi soci.
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Spiega l’architetto: «Expo ospita anche dei Paesi poveri e poverissimi come Somalia, Senegal, Mauritania, Gibuti, Palestina. Otto in tutto. Abbiamo pensato di creare una sorta di effetto tempesta di sabbia per rendere quell’ambiente che vive nel bisogno di acqua. Così abbiamo immaginato e poi realizzato 21mila bacchette trasparenti dall’alto con edifici a forma di sasso e una specie di effetto che riproduce una tempesta di sabbia. Abbiamo fatto realizzare ben 205 chilometri di tubi». Il concept è stato ideato dal Politecnico attraverso Michele Zini, Alesssandro Biamonti e Barbara Camoncini e poi progettato dallo studio Zpz.
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