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«Il cinema, la mia folgorazione»

di Laura Solieri
«Il cinema, la mia folgorazione»

Cristiano Regina è il fondatore di “Voice Off” che realizza documentari sociali sull’emarginazione

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«Il cinema mi ha cambiato la vita. Ricordo ancora i film che un'insegnante illuminata della pianura di Napoli negli anni Ottanta ebbe il coraggio di far vedere a una classe scalmanata: “L'attimo fuggente” e “Arrivederci ragazzi”. Fu allora che capii che esisteva una finestra sul mondo che poteva farmi vivere mille vite, farmi piangere, battere il cuore, innamorare. Capii che c'era un linguaggio universale straordinario: il cinema». Cristiano Regina, classe 1977, di Napoli, dopo la laurea si trasferisce a Modena, a 26 anni.

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«Nel 2006 ho partecipato a un corso di cooperazione internazionale e ho fatto uno stage di un mese e mezzo in Etiopia con l'associazione Moxa (Modena per gli altri): è in quegli anni che la mia vita inizia a cambiare. Tramite Moxa ho imparato a conoscere la ricchezza associativa della città e grazie all'esperienza all'estero ho dato una forma alla mia passione per la narrazione sociale attraverso il linguaggio audiovisivo. In Etiopia infatti ho iniziato a documentare con i video la vita che mi circondava e nell'ambito della cooperazione internazionale ho conosciuto ragazzi con cui i quali, una volta tornato a Modena, ho fondato l'associazione Voice Off, che si occupa, tra le altre cose, della realizzazione di film documentari e laboratori di video partecipativo».

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Nella sua attività con Voice Off, Cristiano realizza video con rifugiati politici, adolescenti di seconda generazione, stranieri, anziani, disabili. «Quando siamo tornati dal corso di cooperazione, ci dispiaceva disperdere il bagaglio di relazioni costruite in quell'esperienza e ci è venuta l'idea di documentare, sul nostro territorio, le condizioni di emarginazione che avevamo conosciuto all'estero - racconta - Il racconto per immagini non può essere autentico se non impari a relazionarti nel profondo con gli altri e con i tuoi limiti. Il nome Voice Off deriva dal cinema, è la voce fuori campo, a sottolineare la volontà di dare voce a coloro che sono ai margini, che non hanno diritto di parola. Con il passare del tempo ci siamo resi conto che la voce che cercavamo era la nostra, per restituire un'immagine autentica anche agli altri». Il racconto per immagini è uno strumento che permette di riflettersi attraverso il racconto dell'altro: «lo sguardo del documentario, del video partecipativo è spiazzante, perturbante, pone delle domande. Spesso commettiamo l'errore di schiacciare l'idea o l'identità di determinate categorie sociali, costringendole a stereotipi perché è più immediato fare così. La vera questione da risolvere è quella della relazione con l'altro, inteso come categoria ben definita. Noi siamo sempre iscritti nello sguardo dell'altro e ciò che ci spaventa di più è specchiarci in ciò che non conosciamo. Non credo molto nella documentazione sociale tematica, che vuole denunciare, ma penso sia la relazione con i testimoni, i personaggi, le persone a insegnarci qualcosa. Ho la tendenza - conclude Cristiano, impegnato con Voice Off, con Arci Modena e il patrocinio dell'Università, nell'organizzazione di una rassegna di cinema indipendente all'Astra - a raccontare coloro i quali si sentono sradicati, in senso lato: la rottura di una maschera, di un'identità, di un trauma, di una perdita. Quando c'è un margine, un confine, c'è narrazione e, in ogni caso, i margini di periferia ci riguardano, sempre».

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