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Dietro la libreria c’è il bunker con i soldi

di Carlo Gregori
Dietro la libreria c’è il bunker con i soldi

Caso Plafond: la finanza perquisisce le aziende dei 6 arrestati e scopre un congegno da film con documenti e un malloppo

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Il tesoro era dietro lo scaffale dell’ufficio dell’imprenditore: lo scaffale nascondeva una porta segreta, come nei migliori film gialli. Bastava un telecomando per azionarlo, far scattare la serratura ed entrare nella sala bunker dove erano nascoste mazzette per centomila euro e tanti timbri che riguardano decine di società coinvolte nell’indagine che proprio la Finanza e la procura stanno svolgendo a pieno ritmo in questi giorni: il caso Plafond, la presunta maxitruffa di Iva per finte esportazione per 20milioni di euro. È l’indagine che ha portato ai sei arresti dei presunti soci occulti e ispiratori del traffico di false carte di vendita.

È questa l’ultima scoperta fatta dalla Polizia tributaria delle “fiamme gialle” modenesi nel corso di una perquisizione fatta in una delle aziende coinvolte (la procura non ha divulgato il nome della azienda interessata). Come si ricorderà, alcuni giorni fa scattarono gli arresti disposti dal pm Claudia Natalini, titolare dell’indagine, con il gip: quattro imprenditore finirono in custodia cautelare in carcere e due ai domiciliari. Tutti erano accusati di associazione a delinquere per una lunga serie di fatturazioni false per vendite all’estero di prodotti informatici che dovevano essere acquistati da aziende straniere che spesso non risultavano esistere oppure, tramite lettere di intenti, la merce veniva ceduta ad aziende italiane che abitualmente commerciavano all’estero. In questo modo non pagavano l’Iva, secondo un meccanismo del tutto legale ma che ra falso per quanto riguardava la natura delle singole operazioni. Questo giro per venti milioni di euro totali era spuntato al momento della chiusura di una precedente operazione (Avalon), quando quattro indagati raccontarono spontaneamente alla Procura che c’erano persone che manovravano tutto dietro le quinte. Non solo: erano soci occulti. Gli arresti riguardano insomma i sei che, secondo la Procura, erano di fatto i soci occulti e quindi maneggiavano una contabilità parallela. E proprio nelle loro abitazioni e negli ambienti di lavoro di loro pertinenza è stata compiuta la perquisizione delle “fiamme gialle” che ha portato a questa scoperta.

Il bunker era nascosto in una delle aziende coinvolte e, secondo gli investigatori della Tributaria serviva a nascondere la documentazione ritenuta più scottante oltre che a depositare parte delle somme di denaro provenienti dalle attività illecite promosse da quella che viene definita un’ «organizzazione criminale».

Nell’ufficio sullo sfondo, dietro il tavolo dell’imprenditore, si trovava una libreria scura. Ma se si toglieva lo zoccolo ecco che spuntavano delle ruotine e dei carrellini su un binario. Un motorino elettrico permetteva insomma di spostare la libreria e liberare una porta nascosta che dava in una stanza segreta - il bunker - nella quale la Tributaria ha trovato 100mia euro in mazzette da 50 e da 100 euro, numerosi timbri di decine di società coinvolte nel meccanismo fraudolento - servivano a compilare la fatture false - e documentazione che gli investigatori ritengono di notevole interesse e che ora stanno studiando con il pm.

Questo sistema è così sofisticato che gli investigatori lo ritengono del tutto simile a quelli utilizzati dalla criminalità organizzata per nascondere i latitanti. C’era anche un sistema di videosorveglianza che permetteva di controllare gli accessi all’ufficio e i movimenti all’interno della società.

Ieri si sono intanto svolti gli ultimi due interrogatori di garanzia che riguardavano i due agli arresti domiciliari: il sassolese 76enne Angelo Magri e il reggiano Marco Foroni, fratello di Maurizio, che non ha risposto al giudice.

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