«A Kathmandu crollava tutto, ho pensato di morire»
Annalisa Cavani, la trekker modenese 30enne, è tornata a casa dal Nepal. «Ero sola nella stanza dell’hotel, le scosse non finivano più. Fuori panico e feriti»
«La scossa è arrivata quando ero in bagno nella stanza dell’hotel. Istintivamente ho ricordato quella del 29 maggio 2012: allora ero al lavoro e sono scappata fuori dalla azienda. Così mi sono gettata subito sotto il lavandino che aveva un lavello lungo e sono rimasta lì. Sarà passato un minuto ma non finiva mai. Sì, ho avuto paura di morire. Restavo rannicchiata, sentivo le vibrazioni fortissime e ho pensato: qui crolla tutto. Davanti rivedevo molte scene della mia vita. Poi le ondate sono calate e pensavo fosse finito e subito dopo sono ricominciate. Ma alla fine ce l’ho fatta».
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Annalisa Cavani, 30 anni, chimica, dipendente della Neotron, ieri sera è tornata a casa dal Nepal. Dal suo appartamento alla Madonnina racconta di quel viaggio incredibile iniziato il 6 aprile con un gruppo di 14 trekker del Nord Italia, culminato con l’ascesa a 5545 metri sulla cima del Kala Patter, la discesa al campo base dell’Everest e il ritorno a Kathmandu. Poi, il terremoto sabato a mezzogiorno prima di partire per l’aeroporto. È finita bene, con un volo di rientro messo della Qatar Airlines via Doha, per Malpensa. I bagagli ora sono aperti e i ricordi non finiscono. «Penso ai nepalesi e agli amici alpinisti ancora là. Penso a questa gente gentile, disponibile persino dopo i crolli - dice Annalisa - provo gratitudine per loro. Spero di tornare in Nepal».
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«Quella mattina eravamo tutti in hotel in centro, all’Holy Himalaya per andare all’aeroporto: il check in era previsto per le sei. Gli altri erano nella hall, la mia compagna di stanza era appena uscita e mi trovavo completamente sola in bagno quando è arrivata la scossa. Appena è finita, ho preso la valigia e l’ho trascinata giù.
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La hall era allagata: l’acqua era uscita da due vasche decorative. Fuori, panico, scene di gente che scappava, feriti, auto che urtavano i passanti». Ma Annalisa era salva e con gli altri trekker, rimasti incolumi, è riuscita a organizzare una partenza per l’aeroporto. «L’albergo ha resistito: era in cemento armato e si vede che lo avevano fatto a regola d’arte. La sera prima eravamo stati in giro in centro in alcune zone che oggi non ci sono più»...
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