Inchiesta Cpl, i giudici “dimezzano” le accuse su Ischia
Casari contrattacca chiedendo di essere reinterrogato: «Mai commesso i reati contestati, mai trattato con la malavita» Dossier: Tutto sull'inchiesta Cpl
CONCORDIA. I giudici di Napoli dopo averla specita a Modena hanno già dimezzato l’inchiesta su Ischia e la Cpl. Come? Affievolendo uno dei reati più odiosi - la corruzione - contestati al sindaco Giosi Ferrandino e ai dirigenti di Cpl, i quali peraltro verranno “riesaminati” a Modena.
Nell’ordinanza del Riesame che ha disposto gli arresti domiciliari per il sindaco di Ischia, infatti, il reato è cambiato. Da corruzione propria, ovvero i favori economici per commettere atti contrari al dovere di ufficio, si è passati alla corruzione propria, ovvero all’ indebita “retribu- zione” per compiere atti d’ufficio. In sostanza, riferiscono in una nota i legali di Casari, avvocati Massimo Vellani, Luigi Chiappero, Stefania Nubile e Luigi Sena, «non vi sono stati atti contrari ai doveri d’ufficio da parte dei pubblici ufficiali».
Ed ecco spiegato perchè il sindaco Giosi ha beneficiato degli arresti domiciliari, anche se è subito finito sotto inchiesta per avere violato i doveri previsti per quegli arresti domiciliari.
Ed ecco spiegato perchè questa è una buona notizia per tutti, anche nella Concordia dove l’esclusione dalla white list e l’imminente assemblea pesano, eccome. Con questo reato “minorato”, infatti, le pene praticamente si dimezzano, e tante nubi si diradano.
Perchè gli amministratori hanno eventualmente ottenuto favori (soldi, incarichi, alberghi, viaggi, garage a Roma...) per la metanizzazione dell’isola, che è stata fatta e che era considerata un dovere. Un punto a favore, che innesca immediatamente l’intervento di Roberto Casari per il tramite dei suoi legali.
«Casari - contrattaccano gli avvocati - ha contestato sin dal suo primo interrogatorio, da lui stesso richiesto ed effettuato prima dell’arresto, la responsabilità su quanto addebitatogli, in special modo ha escluso che ci fosse da parte sua e della società che ha presieduto per circa 40 anni un sistema corruttivo, ribadendo anche alla luce delle documentazione acquisita dai magistrati che l’aggiudicazione di commesse pubbliche è stata del tutto regolare. Circostanza quest’ultima già in parte riconosciuta dal Tribunale del riesame, che ha ritenuto che per i fatti di Ischia non vi sono stati atti contrari ai doveri d'ufficio da parte dei pubblici ufficiali».
«Ciò nondimeno, non appena avuta contezza dell'esistenza di altra indagine della Procura di Napoli, relativa a presunti rapporti con organizzazioni camorristiche del territorio - proseguono gli avvocati - pur nella ferma convinzione di non avere responsabilità al riguardo, rendendosi conto della delicatezza dell’accusa, ha deciso di rassegnare le proprie dimissioni, al fine di evitare qualsivoglia coinvolgimento della cooperativa in tali vicende e consentirle di continuare nell’esecuzione dei lavori in essere, a tutela degli interessi dei soci e dei dipendenti tutti». Di qui la stoccata all’accusa, nell’attesa di leggere le prime motivazioni depositate per gli altri coindagati e che si spera siano foriere di altri punti a favore: «Casari fermamente proclama la propria innocenza anche rispetto a tali addebiti e per questo ha richiesto ai pubblici ministeri di Napoli di essere interrogato per poter spiegare che lui e la Cpl Concordia non hanno mai avuto rapporti collusivi con organizzazioni delinquenziali».
Tale richiesta, al momento, è all’attenzione dei magistrati, concludono gli avvocati: «E il nostro assistito confida di poter dimostrare quanto prima la correttezza del suo operato».
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