Madre sta per partorire, il bimbo muore
La disgrazia in ospedale a Mirandola. Esposto alla polizia dei genitori di Concordia: «C’era ancora battito, poteva salvarsi?»
MIRANDOLA. È morto nel grembo della madre che stava per partorire. Una disgrazia che si manifestata all’ospedale di Mirandola e che ora è oggetto degli accertamenti di polizia giudiziaria conseguenti all’esposto della famiglia.
La morte del feto è stata constatata il 27 marzo nel dipartimento do ostetricia e Ginecologia dell’ospedale Santa Maria Bianca, dove era stata ricoverata una donna di 31 anni, giunta alla trentottesima settimana di gestazione.
«Sino a quel momento - precisa il padre 43enne, un immigrato da tempo residente a Concordia - tutto era andato in modo assolutamente regolare e pensavamo ad un parto naturale».
Invece, nel momento più bello, è arrivata la tragedia: «Sono usciti dalla sala parto e mi hanno avvisato che il feto era morto e non c’era più nulla da fare, anzi mi hanno detto che mia moglie avrebbe dovuto partorire il bambino morto, perchè era la cosa più opportuna da fare....».
Il padre ha presentato un esposto denuncia al Commissariato di polizia di Mirandola, assistito dall’avvocato Tullio Virgili di Mirandola.
E racconta con disappunto che la moglie a quel punto aveva chiesto di poter praticare un taglio cesareo, mentre il medico le ha ribattuto che era meglio un parto naturale.
I genitori, riferisce l’uomo, erano comprensibilmente turbati. Tra l’altro in questi giorni nel reggiano si discute del caso di una donna che ha vissuto la stessa esperienza e che al termine del parto naturale è anche caduta in coma. Un caso drammatico.
Nell’esposto sembra poi che il padre del feto morto abbia anche segnalato una circostanza sulla quale saranno svolti accertamenti, anche se di per sè equivoca. Ovvero che marito e moglie, osservando i monitor del battito cardiaco dopo la comunicazione del decesso del feto, abbiamo visto chiaramente che anche il battito del bambino non era cessato, aveva ripreso.
Sembra che si stata chiamata subito un’infermiera per fare il cesareo ma che all’uomo sia stata data una risposta diversa, ovvero che era inutile intervenire in quanto il bambino era comunque morto. Circostanza cui la coppia si sarebbe inutilmente opposta.
Il genitore nell’esposto ha anche allegato le foto che ha scattato, dalle quali di dovrebbe desumere che il battito del feto c’era.
Fatto sta che dopo una mezz’ora circa la donna è stata portata in sala operatoria, per praticarle il taglio cesareo richiesto con insistenza dai genitori, ma a quel punto il feto era ormai privo di vita.
Nell’esposto la famiglia chiede quindi il sequestro della cartella clinica e tutti gli accertamenti medico legali per poter chiarire cosa sia effettivamente accaduto, e se siano accertate eventuali responsabilità.
LA REPLICA DELL'AUSL
La Direzione dell’Azienda USL di Modena esprime innanzitutto vicinanza e partecipazione al dolore della famiglia. Senza voler entrare nei dettagli, è doveroso tuttavia precisare che la ricostruzione che è stata riportata della dolorosa vicenda non corrisponde alle informazioni ed ai dati documentali in possesso dell’Azienda Sanitaria, ovviamente disponibili all’Autorità giudiziaria, che valuterà opportunamente gli eventuali aspetti dubbi connessi alla vicenda.
Alberto Setti
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