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I veleni di Villa Fiorita: deciso lo stato di agitazione

di Felicia Buonomo
I veleni di Villa Fiorita: deciso lo stato di agitazione

Assemblea con settanta lavoratori e rabbia per il rinvio della bonifica della struttura inquinata da formaldeide

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Stato di agitazione e richiesta di convocazione in Prefettura. Erano circa una settantina i lavoratori di villa Fiorita, sede del distretto sanitario, presenti ieri nell’assemblea indetta dai sindacati della Funzione Pubblica di Modena per discutere delle decisioni da prendere per “sollecitare” la bonifica dei locali, inquinati da formaldeide, una sostanza chimica inquinante. Sollecitare non è proprio il verbo calzante rispetto all’atmosfera che si respirava in via Carioli, dove si è tenuta l’assemblea, all’aperto per poter rispettare le prescrizioni di alcuni dei dipendenti, che non possono rimanere troppo a lungo a contatto con la sostanza, secondo quanto indicato loro dal medico.

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«Fuori tutti», dicevano i lavoratori, rievocando le parole del direttore dell’Ausl, Massimo Annicchiarico, in visita a Villa Fiorita nei mesi scorsi. Perché i lavoratori hanno paura. Già cinque dei loro colleghi sono stati intaccati dall’esposizione prolungata alla sostanza inquinante, tanto che per il medico competente hanno tutti i requisiti per poter chiedere la malattia professionale all’Inail (e qualora volessero, procedere legalmente per chiedere il risarcimento danni).

L’assemblea non è partita sotto i più buoni auspici. Ieri mattina, infatti, avrebbe dovuto esserci l’incontro con la dirigenza, poi rinviato al 5 maggio dall’azienda su richiesta della Uil, tanto che ieri le decisioni sono state prese dalla sola Cgil. «Un atto grave - ha affermato Anna Paragliola, della Fp/Cgil - che rimanda ancora una volta la volontà di affrontare una situazione ormai grave.

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Ad oggi non sappiamo se e quali servizi verranno trasferiti. Per questo chiediamo a voi lavoratori di darci mandato di indire lo stato di agitazione, chiedendo che tutti veniate ricollocati fino a bonifica definitiva. L’azienda dovrà parlarci e dovrà farlo in Prefettura. Dopo di che torneremo in assemblea e se il confronto non sarà stato avviato decideremo quali altre azioni mettere in campo. Si tratta di una struttura importante, ma non può essere la causa per cui ci ammaliamo».

Le preoccupazioni dei lavoratori erano alte. Non vogliono più rimanere nella struttura e continuare a lavorare in una struttura inquinata da formaldeide e vogliono garanzie che non ve ne sia più alcuna traccia dopo la bonifica. Molti chiedevano i famosi campionamenti, quelli che sancirebbero, ancora una volta, se la formaldeide è una sostanza “semplicemente” irritante o cancerogena.

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Una differenza sostanziale, che tuttavia è già stata confermata e avvalorata dai trasferimenti già in atto «che non possono essere di natura precauzionale», aggiunge la Paragliola. E così, per alzata di mano, i settanta lavoratori (solo una persona si è astenuta) hanno votato per lo stato di agitazione, in attesa dell’incontro con il prefetto e quello con l’azienda il 5 maggio.

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