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Casa Giacomone, stavolta tocca ai tecnici

Casa Giacomone, stavolta tocca ai tecnici

Serra. I periti discutono in tribunale sulla lottizzazione del crinale. Spunta un “refuso” da 28mila metri

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SERRAMAZZONI. Parola alla difesa ieri pomeriggio nella nuova udienza sui fatti di Casa Giacomone (o Cà Bertè), teatro di uno degli interventi urbanistici più discussi a Serramazzoni, che ha condotto all’abbassamento del crinale della montagna. Una lottizzazione su cui il Comune, nell’ambito dell'istruttoria amministrativa, ha appena preso la decisione forte di annullare in autotutela il piano particolareggiato 23 deliberato dall’amministrazione Ralenti, ritenendolo non conforme al piano regolatore. Mentre questo iter fa il suo corso, in Tribunale si è ripreso il processo che vede imputati l’ex responsabile dell’Ufficio tecnico Enrico Tagliazucchi, la sua collaboratrice Enrichetta Giacobazzi, il geometra comunale Daniele Gorrieri e sul fronte privato gli ingegneri Adriano Vandelli (progettista) e Alessandro Giovannini (committente), entrambi soci Cooprocon, società però estranea al caso. Tutti presenti anche ieri, a parte la Giacobazzi, mentre tra il pubblico si è distinta la delegazione di Libera con anche il coordinatore provinciale Gerardo Bisaccia.

Il dibattito è ripartito dai consulenti tecnici, con l’ingegnere Jacopo Ceramelli che ha ripercorso il coinvolgimento di Gorrieri nella vicenda, sottolineando come il suo compito si sia fermato a un’analisi di congruenza tra il piano particolareggiato e il Prg. Esaminando la superficie territoriale dell’intervento, ha ricordato che di norma dovrebbe essere la somma di superficie fondiaria (l’area di abitazione e pertinenze) e superficie di cessione (verde), “ma nella scheda 23 non è così e si rileva una differenza di 28mila metri che è stata ridistribuita portando a un aumento della superficie fondiaria del 75% e di quella a verde del 68%, mantenendo però lo stesso carico urbanistico”.

Su questo punto ha incalzato l'avvocato Andrea Mattioli, parte civile per il Comune, chiedendo in pratica cosa comporti questo aumento di fondiaria. «Una sistemazione abitativa meno densa, con villette in luogo di condomini», ha risposto l'ingegnere.

«Quindi una soluzione più favorevole commercialmente?», ha continuato il legale.

«Sì - ha risposto - una villetta vale di più, ma costa anche di più farla». E qui è intervenuto anche il giudice Tirone per avere chiarimenti: «Come si può spiegare un’incongruenza di mappa da 28mila metri?», ha domandato.

«Credo che si sia trattato di un refuso nella compilazione della scheda 23», è stata la replica. Ma Mattioli è entrato anche nell’aspetto più discusso dell’operazione edilizia: «È stato sbancato un crinale per fare una strada: Gorrieri ne era a conoscenza?».

«Sia nel Prg che nel Pp era tracciata una strada - ha osservato Ceramelli - ma nel Pp non era indicata la quota di sbanco e a noi pare che il tracciato sia lo stesso del Prg».

«A noi sembra diversamente», ha ribattuto Mattioli.

Quindi è stata la volta dell’ingegnere Carlo Guidetti, che è intervenuto sulla contestazione fatta alla Giacobazzi di aver emesso un permesso di costruire illegittimo perché privo di autorizzazione paesaggistica: «È un’accusa infondata - ha obiettato - perché l’autorizzazione paesaggistica è un atto autonomo, l’importante è che non si inizino i lavori prima di averla».

Si torna in aula il 28 maggio alle 14.30 per il controesame dell'architetto Galavotti e forse anche le deposizioni di Giovannini e Vandelli. (d.m.)

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