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«Gioielli ambientali e sentieri storici distrutti dall’incuria»

di Daniele Montanari
 «Gioielli ambientali e sentieri storici distrutti dall’incuria»

Polinago. Il sito di Brandola-Ponte d’Ercole è impraticabile Il gruppo Attacchi Vda denuncia: «È una situazione tragica»

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POLINAGO. Un comprensorio di enorme fascino a detta di tutti, ma che nessuno a livello istituzionale si preoccupa di promuovere all’esterno anche semplicemente rendendo fruibile la rete sentieristica che lo dovrebbe consegnare al turismo. È il caso paradossale del sito di Brandola-Ponte d’Ercole, nel territorio di Polinago, unico per la bellezza degli scorci naturali e di quel celebre monolite modellato a ponte dall’azione millenaria degli agenti atmosferici. Ci sono diversi sentieri che vi conducono, ma il risveglio di primavera li ha trovati tutti segnati da crolli e incuria, tra lo stupore e l’amarezza degli escursionisti.

Ma il problema è che non si tratta solo del lascito di un febbraio particolarmente ricco di neve. Tra alti e bassi, è una situazione che si trascina almeno dal 2008, nonostante tutte le dichiarazioni d’intenti per la promozione territoriale. Chi paga per la situazione è in primis chi su questo tipo di turismo ha creato la base per la propria attività, come il Gruppo Attacchi Vda dell’Appennino Modenese, che gestisce una scuola di equitazione sul territorio, ma organizza anche un fitto calendario di iniziative ed escursioni a cavallo che attirano partecipanti da molto lontano.

«È un quadro deprimente – osserva il presidente Tiziano Bedostri – in gran parte della montagna ma in quest’area in particolare, a fronte delle bellezze che avrebbe. Ci sono diverse vie d’accesso al castello di Brandola e al Ponte d’Ercole, e tutte sono interrotte. C’è stata la neve, ma la ragione non è qui. La pulizia dei boschi continua ad essere in mano a volontari, tra cui noi, che si mettono a disposizione nel tempo libero ma non possono bastare per fare il ripristino. A parte il fatto che in molti casi ci si attiva a proprio rischio e pericolo, perché per questo tipo d’interventi serve l’autorizzazione comunale, ma spesso c’è l’urgenza di agire per la sicurezza».

Chiaro che in questo contesto è ben difficile poter arrivare a quello sviluppo economico-territoriale che a parole tutti vogliono e chi ci ha creduto “dal basso” non può non nascondere la sua delusione. «Io sono arrivato qui dalla Valle d’Aosta nel 2008 – ricorda Bedostri – e ho scelto questa zona perché credevo e credo che sia stupenda. E come me la pensa anche gente che ha fatto delle escursioni a 3mila metri sul Monte Bianco e vedendo questi paesaggi quasi si commuove per quanto sono incantevoli. Ma da sette anni non ho ancora visto un’azione concreta dagli enti preposti per la valorizzazione. È più che un dispiacere, è un vero aspetto tragico del territorio».

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