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Ricerca anti-Aids Modena capofila

Ricerca anti-Aids Modena capofila

Circa sessanta i pazienti coinvolti all’ospedale Policlinico che hanno sperimentato il vaccino Tat con gli antiretrovirali

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Sono una sessantina i modenesi malati di Aids che sono stati coinvolti in una ricerca d’avanguardia per sperimentare una nuova cura sull’Aids. Assieme a loro ci sono altri dieci centri in tutta Italia in cui sono stati arruolati i pazienti per una cura contro l’infezione Hiv che ha dato risultati molto promettenti.

A darne notizia è la rivista “Retrovirology” che ha pubblicato i dati della seconda fase dello studio messo a punto dall'Istituto Superiore di Sanità e coordinato da Barbara Ensoli. Il Policlinico di Modena, con il reparto di Malattie Infettive diretto dalla professoressa Cristina Mussini, è uno dei centri che partecipano allo studio italiano sulla cura dell'HIV, attraverso un vaccino denominato Tat, la cui i funzione è bloccare, insieme alla terapia , la malattia nei malati.

I dati della seconda fase di sperimentazione hanno confermato che il Tat, associato ai farmaci antiretrovirali, ne potenzia l'efficacia e stimola il sistema immunitario. Dei 168 pazienti seguiti per tre anni consecutivi molti stati arruolati al Policlinico, dall'equipe coordinata dalla Mussini assieme a Marianna Meschiari ed Erica Franceschini.

«In pratica - spiega la prof.Mussini - il vaccino si basa sulla proteina del virus chiamata Tat, indispensabile per la replicazione e propagazione virale. La proteina permette al virus di riprodursi e diffondersi nell'organismo infettato e costituisce un bersaglio importante per la risposta immunitaria. Di qui è nata l'idea di rinforzare la risposta immunologica alla malattia, inducendo una risposta anti-Tat mediante vaccinazione con la proteina ottenuta in laboratorio» . Questi primi risultati fanno ben sperare per il futuro ed è in atto una fase più ampia dello studio in Sud Africa, in collaborazione con l'Istituto Superiore di Sanità.

L’Osservatorio Provinciale dell'HIV nel 2013 ha registrato 72 nuovi casi, di cui 42 residenti in provincia di Modena, per un totale di 2.237 persone dal 1985. La trasmissione sessuale rappresenta attualmente il 95% delle nuove diagnosi di infezione da HIV che hanno registrato un progressivo aumento dell'età al momento della segnalazione: dai 23 anni per gli uomini e 22 per le donne nel 1985, a 42 e 35 anni, rispettivamente, nel 2013. «Il problema - conclude Cristina Mussini - è che tra gli eterosessuali è ancora forte la sottovalutazione mentre la prevenzione è l’arma più efficace».

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