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L'Expo oltre la vetrina

di ENRICO GRAZIOLI

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Nutrire il pianeta, dare vita a scelte politiche consapevoli, adottare stili di vita sostenibili, studiare e sfruttare la tecnologia per riequilibrare, almeno un po’, risorse disponibili sulla terra e loro, nostro, consumo. Expo2015 è, sarebbe, questo: un lungo momento di condivisione, riflessione e anche festa intorno a un tema cruciale per i destini dei continenti. Sottovoce, viene da ripeterlo. Perché, comprensibilmente, di Expo è passato il messaggio della vetrina mondiale per un Paese che vuole rialzare la testa e lo fa mostrando le proprie eccellenze sparse per il territorio invaso dai visitatori: molto meno il senso, il contenuto, l’obiettivo dell’esposizione, che non è solo una gigantesca fiera delle fiere, ambizioni e relativa vanità comprese. Perché la prevedibile quanto intollerabile violenza che ha devastato Milano sposterà per giorni, settimane, l’attenzione su questioni legate alla sicurezza pubblica, alla prevenzione, ai pericoli che fino a ottobre dovranno essere scongiurati per un palcoscenico di assoluta visibilità internazionale come questo: fino a far passare quasi in sordina le parole semplici, disarmate e disarmanti, di papa Francesco che del tema di Expo2015 ha, appunto, parlato da par suo. “Che nessun pane sia frutto di un lavoro indegno dell’uomo. Che non manchi il pane e il lavoro a ogni uomo”, prega il pontefice. Invitando i fiumi di turisti a non far sfumare nelle fantasmagorie dei padiglioni i volti dei milioni di persone che nel mondo hanno fame. E hanno fame perché il resto del pianeta non li aiuta a uscire da quell’incubo, se non addirittura ve li ricaccia sulla spinta di un sistema economico, produttivo, consumistico alla lunga autodistruttivo di cui Milano rischia di essere solo la passerella abbacinante e autoassolutoria. Il successo di Expo2015 si calcolerà nei numeri, certo, e tutti speriamo siano entusiasmanti, per restituire all’Italia una giusta fiducia nelle proprie capacità. Ma si misurerà anche nelle oscillazioni delle coscienze, nell’innovazione del pensiero e della conseguente azione. Individuale e collettiva, pacifica e a volto scoperto: vetrina di un mondo nuovo e almeno un po’ diverso.

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