Corvo del Policlinico: il giudice proscioglie il professor Federico
Al processo per le lettere infamanti contro la Petropulacos l’oncologo è escluso: le accuse successive alla denuncia
Colpo di scena ieri alla prima udienza del processo per la vicenda del “corvo del Policlinico”, l’autore rimasto senza volto di una lettera diffamatoria sull’ex direttore generale Licia Petropulacos: il giudice Luigi Tirone ha prosciolto il professor Massimo Federico dall’accusa di concorso in diffamazione aggravata dopo che è risultato che le accuse a lui mosse riguardavano un periodo successivo a quello della querela presentata dalla Petropulacos. L’oncologo resta quindi estraneo al processo per questo motivo procedurale.
Restano invece imputati il dottor Daniele Giovanardi, all’epoca dei fatti contestati direttore del Pronto soccorso del Policlinico, e la sua collega Maura Bucciarelli.
Sempre ieri si sono costituiti parte civile, tramite l’avvocato Luca Pastorelli, sia la Petropulacos che l’attuale direzione del Policlinico per conto del nuovo dg Ivan Trenti. L’avvocato Pastorelli non ha chiesto la costituzione di parte civile contro il professor Federico proprio per la mancanza di condizioni di procedibilità. La prossima udienza è fissata per metà settembre.
In quell’occasione si inizierà a discutere in aula della scabrosa vicenda della lettera risalente al periodo tra il 2012 e il 2013 che però resta senza un autore: pur avendo recuperato il testo, i carabinieri dei Nas di Parma non sono riusciti a ipotizzare chi l’avesse scritta.
Attraverso la raccolta di alcune testimonianze sono però riusciti a definire un contorno per la diffusione dei contenuti (anche la distribuzione all’interno del Policlinico è rimasta avvolta nell’oscurità) che vede in Giovanardi e nella Bucciarelli due colleghi della Petropulacos che avrebbero parlato e commentato i contenuti della lettera che serviva a divulgare pesantissime ingiurie verso la direttrice generale e la sua vita privata.
Al di là dell’autore anonimo del testo, secondo la ricostruzione investigativa e la Procura l’azione dei due medici mirava a far sì che la Petropulacos venisse screditata nel suo ruolo dirigenziale adducendo fatti, non provati e anzi diffamatori per la stessa vittima, che minavano la sua credibilità personale.
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