Il Comune chiude la buca solo dopo la tragedia
Familiari, parenti e amici della 22enne deceduta per l'incidente in moto scendono in strada: «È una vergogna. Marika poteva non morire»
MODENA. La buca della tragedia è stata chiusa ieri mattina. Forse per coprire una vergogna ma non certo per soffocare il dolore che, anzi, è stato come amplificato da questo gesto riparatore. I parenti ieri sono scesi in strada, hanno affondato le mani dentro a quell’asfalto lucido e ancora molliccio, hanno gridato con le loro mani imbrattate di nero il loro sdegno e la trista consapevolezza che purtroppo è amaramente vera la frase che ci voleva una morte per iniziare a fare qualcosa. La buca maledetta in via Cavazza a causa della quale la moto su cui era in sella Marika Sergi di ventidue anni è impazzita: a nulla ha potuto suo frate,llo, il 27enne Mirko, nel cercare di raddrizzarla, di correggerne la traiettoria.
[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:modena:cronaca:1.11358601:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/modena/cronaca/2015/05/04/news/la-moto-si-schianta-muore-a-22-anni-1.11358601]]
La sorella è finita con il capo contro un paletto a lato della via , è caduta e ha perso la vita sul colpo. Mirko è rovinato a terra, a decine di metri più avanti, così come la motocicletta, una potente Ducati nera, che è finita in mezzo alla folta vegetazione.
[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:modena:foto-e-video:1.11349530:MediaPublishingQueue2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/modena/foto-e-video/2015/05/03/fotogalleria/incidente-mortale-in-via-cavazza-1.11349530]]
«Marika.. Marika!!. La buca , la buca, quella buca, colpa dela buca». Queste le grida di Mirko, a terra, mentre i sanitari lo curavano, mentre cercava di vedere dove fosse sua sorella.
«Io sono arrivata subito sul posto perchè abbiamo sentito il botto, il forte rumore - spiega la moglie del vicino, il giovane che abita proprio nell’appartamento soprastante a quello di Mirko e con il quale è socio di lavoro, entrambi idraulici. «Eravamo tutti quanti in casa, in cortile, avevamo mangiato insieme e stavamo facendo il caffè - racconta l’amica di famiglia - quando Mirko e Marika sono saliti in sella alla Ducati, che era stata appena comprata dal fidanzato di Erika, un’altra sorella di Marika. Era una novità, la si voleva provare. E così i due ragazzi sono andati a fare un giretto».
Via Cavazza, nel tratto dell’inceneritore, è una strada di periferia, quasi di campagna, tagliata dal trenino che porta merci e d è a uso di ditte con sede in lo. Fratello e sorella stavano rientrando a casa, ormai il caffè era pronto. Jeans, maglietta, scarpe da ginnastica, un piccolo giubbino per entrambi. Niente casco protettivo, era una iniziativa improvvisata lì per lì, una prova, un giretto e basta. Poi la tragedia.
«Quando siamo arrivati - prosegue l’amica - ero vicina a Mirko. Gli stavano mettendo il collarino, lo mettevano in barella, aveva male a un piede. Gridava “Marika, Marika, la buca , la buca...”. Da subito ha spiegato cosa fosse successo: aveva perso il controllo della moto perchè aveva centrato quella buca dopo il dosso del binario. Poi, come ci hanno fato capire i vigili, la moto che andava in direzione di via Attiraglio, ha sbandato sulla destra, si è come chinata su un lato per poi tornare su, sbandare. Poi c’è stato l’urto contro il paletto».
Disperazione , dolore, rabbia dei parenti ceh vedono nella riparazione immediata della buca una beffa crudele.
Uno zio spiega la giornata di dolore dell’intera famiglia originaria di Casarano, in provincia di Lecce, un nucleo già addolorato dall’improvvisa morte, quattro ani fa, del padre camionista, avvenuta per un ictus.
«Siamo partiti in treno non appena ci hanno informati che era successo un incidente - racconta - io sapevo, la mamma di Marika sapeva solo che la figlia era grave. Eravamo io, lei e l’altra sorella molto piccola. Cercava di vedere col cellulare, di leggere qualche notizia. Non ha saputo nulla sino all’arrivo qui a Modena, alle tre e mezza del mattino. Poi è stata davvero una tragedia. Lei è distrutta così come il fratello, Mirko, che non si dà pace, che si sente in colpa».
«Per il funerale di Marika - conclude il parente - non sappiamo ancora nulla, dobbiamo aspettare che la Medina legale dell’ospedale ci dia l’autorizzazione. Intanto ci stiamo organizzando e faremo tutto giù, a Casarano».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
