Tango, passione contagiosa La “Mirada” della Ghirlandina
In città tre scuole dove si impara un’arte che è anche rispetto ed educazione «È un ballo di cui ci s’innamora. Non importa il luogo o l’età, ma solo lo spirito»
Èdi Gabriele Farina
Il tango è una passione contagiosa. Un gioco di sguardi, elegante e seducente. Un ballo che crea dipendenza e che fa dividere le giornate in due tipi: quelle “con” e quelle “senza”. «I tangueri sono drogati di tango - spiega Monica Penoni, presidentessa della Mala Yunta - sono infettati da un virus che ti colpisce e ti porta in un mondo incredibile. Non ne esci più perché ne vuoi sempre di più. Ne vuoi imparare sempre di più, vuoi ballarlo sempre di più».
A Modena ci sono tre scuole principali: la Mala Yunta, lo storico Circolo Gardel e il T’aMO Tango. Insieme hanno creato l’Union Civica per promuovere una danza che è anche uno stile di vita. «Il tango insegna all’educazione - aggiunge Milva Gavioli, presidentessa del Circolo Gardel - al rispetto della persona. Se non ascolti l’altro non lo puoi ballare. Il tango ha anche un valore terapeutico».
«Insegna la condivisione, il contatto - riprende Silvia Galetti, fondatrice dell’associazione culturale T’aMO Tango - non dipende assolutamente dai luoghi né dall’età, ma dallo spirito con cui lo si balla».
«Per i ragazzi è consigliabile ballarlo - spiega Ubaldo Sincovich, maestro e ballerino, compagno di Silvia - perché imparano a entrare a contatto con il proprio corpo, sono educati al rispetto reciproco».
Un rispetto che nasce sin dal primo approccio, la “mirada”. Un termine spagnolo che indica lo sguardo tra lui e lei all’inizio di ogni “tanda” o sequenza. L’uomo rivolge un “cabeceo”, un segno con la testa con cui il cavaliere invita la dama a ballare. Un cenno del capo che può avere una risposta positiva o negativa. «Ci sono anche i rifiuti - spiega Monica - le dame possono rivolgere lo sguardo da un’altra parte. A volte si guarda il cellulare pur di evitare certi inviti». Se la risposta è un sì, l’uomo gira intorno alla pista, senza distogliere da lei lo sguardo, e inizia il ballo: un vals, una milonga o un tango vero e proprio. Il primo è un adattamento dal valzer europeo, il secondo è una danza di origine uruguayana più veloce del tango (la parola indica “confusione”), il terzo è la versione pura. Si danza abbracciati, poi il cavaliere riaccompagna la dama durante la “cortina”. Ritmo e parole non sempre sono in sintonia. Ci possono essere melodie veloci con parole tristi e viceversa. Caratteristiche comuni sono la compostezza, gli sguardi, l’eleganza.
«Il tango è educato e raffinato - riprende Monica - ma ci sono tante differenze... si potrebbe dire che esistono cinquanta sfumature di tango». Un elemento comune, però, è il rispetto del “codigo”, il codice di comportamento. È una finestra su come si dovrebbe sviluppare un rapporto di coppia. Talvolta accade così anche sulle piste da ballo.
«Il tango fa assolutamente innamorare - garantisce la presidentessa della Mala Yunta - ci s’innamora, ci si separa. È una grande passione, un rapporto di fiducia che si costruisce nel tempo. Molte donne arrivano a fare i corsi senza avere un compagno, anche nella vita. È una questione di fiducia, di pazienza reciproca, di ascolto di sé e dell’altro. Il tango ti mette sempre in discussione».
Un modo per far cadere le proprie corazze e scoprire chi si è veramente. «È una connessione tra uomo e donna - riprende Monica - devi avere una grande fiducia anche nella persona che hai davanti».
Nell’immaginario il tango prevede un abbigliamento particolare: abiti o gonne con spacco per le donne, camicie banche e pantaloni neri per gli uomini, elementi in rosso soprattutto per le prime. In realtà, rivela Monica, c’è un solo requisito importante: le scarpe da tango. Anche i luoghi contano poco. Lo si può ballare in una grande sala o in piazza Grande. Gli incontri “illegal” sono “improvvisati” in luoghi pubblici. Il tango può essere solidale. «A Bastiglia dopo l’alluvione abbiamo raccolto 3.720 euro - riprende Monica - l’allora sindaco Fogli s’è commosso. Abbiamo fatto anche una “mirada per bambini”, a un mese dal terremoto, raccogliendo oltre 14mila euro».
Ci sono anche eventi più strutturati, organizzati sotto l’egida della Union Civica. «Il 31 maggio ci sarà un evento a Modena Est - riprende Monica - stiamo pensando a un grande progetto per l’anno prossimo».
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