Cesare Clò, il maestro del mangiar bene racconta la sua storia
Il titolare del ristorante «Europa 92» festeggia i 45 anni di attività. Tanti aneddoti e curiosità, come quando disse «no» a Pavarotti
Matteo Renzi è solo l'ultimo della lunga serie di personaggi illustri che si sono seduti alla tavola di Cesare Clò al “Ristorante Europa 92”, nel corso degli anni. Una presenza, quella del premier, arrivata come la ciliegina sulla torta per Cesare, che in questi giorni festeggia i 45 anni di lavoro nella ristorazione, coronati già con il titolo di “Maestro del commercio” e relativa Aquila d’oro. «Per noi è stato un grande onore avere Renzi» commenta Clò .
TUTTO INIZIÒ AL MANEGGIO. Chi l'avrebbe detto, nell'aprile del 1970, quando con l'inseparabile moglie Marisa Galassi (a proposito 55 anni di vita insieme) e il cognato Dino Galassi decisero di lanciarsi e aprire un ristorante a fianco all'attività di maneggio al centro “Sagittario”, in un angolo di paradiso sui colli sopra Vignola. Invece nel corso degli anni Cesare Clò ha ospitato non solo Renzi, ma personaggi del calibro di Lady Diana, Sarah Ferguson, la principessa Anna d'Inghilterra, Rania di Giordania, Bono, i Queen, Laura Boldrini, e via via decine di altri vip di livello internazionale. Tutti big che il maestro Luciano Pavarotti invitava a Modena consigliando caldamente il ristorante di Stradello Nava, come un luogo dove mangiare divinamente. E tutti sono usciti dall'Europa 92 soddisfatti e pronti a ritornarci alla prima occasione. Già perchè quello che colpisce, e i modenesi lo sanno bene, nel sedersi all'Europa 92, dove il segno lasciato da Pavarotti è palpabile, è che alla qualità del ristorante si unisce un clima familiare, che mette a proprio agio chiunque.
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CAMION ADDIO. «E pensare che io qui non ci volevo venire...» Ricorda Cesare Clò, 79 anni portati con la grinta del 50enne che ha ancora tante cose da insegnare al mondo. «Furono il maestro e la signora Adua ad insistere, perché prendessi in gestione il ristorante accanto al loro circolo ippico. Allora ero impegnato con il mio ristorante accanto al mio maneggio. Un'avventura che nata per sfida o, meglio, perché mi ero stancato di fare la vita da camionista». Già perché Cesare nasce come camionista: trasportava i vagoni da e per i depositi di frutta e ceramiche.
QUINTALI DI GNOCCO. «Quando arrivai sulle colline sopra Vignola mi innamorai di quel luogo, e decisi di farne innamorare chiunque passava di là. Nacque il mio maneggio. Creai una scuola di equitazione, con possibilità di fare escursioni. Se volevo offrire qualcosa per intrattenere le persone e le famiglie dovevo anche proporre del buon cibo. Aprii l'annesso ristorantino che con il passare degli anni si ingrandì divenendo un riferimento per ricevimenti da matrimonio. Ne arrivai a fare. 6-7 a weekend.C’erano domeniche che dalle 15 alle 19 riuscivamo a cuocere e vendere qualcosa come 2 quintali di gnocco fritto, tanta era la gente che veniva. Contestualmente con mio cognato Dino e sua moglie avviammo una serie di self service e mense aziendali a Carpi, Vignola, Formigine... Eravamo i primi a sperimentare questo tipo di ristorazione. La cosa funzionò».
ARRIVA BIG LUCIANO. Fu grazie ai cavalli che conobbe il maestro Pavarotti, «Lui era solito venire al Sagittario per qualche escursione e per far partecipare i suoi cavalli ai nostri concorsi. – racconta Cesare - il maestro vide quello che riuscii a realizzare e mi propose di venire a Modena per fare lo stesso qui al suo circolo ippico. Io rifiutai, e lo feci a lungo, nonostante le frequente telefonate del tenore e della signora. Mi corteggiarono proprio - sorride - Dicevano: se non vieni resta chiuso. Nel 92, invece, si crearono le condizioni, vendetti il Sagittario e insieme a mio figlio Luca e a Marisa aprimmo l'Europa 92 e nel giro di pochi anni ci siamo fatti conoscere, ovviamente anche grazie al maestro che per noi ha sempre avuto grande affetto e verso il quale saremo sempre riconoscenti».
UN VICINO SPECIALE. E qui Cesare non nasconde un velo di malinconia nel non averlo più come vicino... «Cosa mi manca di lui? La sua presenza! Lui anche quando era in giro per il mondo, non dimenticava mai la chiamata. E a Modena è sempre stato un piacere cucinare per lui, perché era un buongustaio e sapeva apprezzare la buona cucina».
Dall'alto della sua esperienza Cesare spiega che per tenere un buon ristorante non ci sono segreti. Bastano tre cose. Ovviamente saper cucinare bene, la scelta degli chef è fondamentale. Poi il ristoratore deve saper dare la propria impronta al menù e qui Luca, mio figlio, ha una marcia in più. Noi abbiniamo la cucina tradizionale emiliana, che resta la proposta fissa 365 giorni, ad un menù che varia periodicamente per offrire la possibilità di esplorare piatti e sapori nuovi. Seconda cosa: i piatti devono essere preparati con ingredienti di qualità, la materia prima è fondamentale. Essere a Modena aiuta molto, abbiamo carni ottime, il parmigiano reggiano stagionato 48 mesi, prodotti agricoli strepitosi. Infine la qualità del servizio».
OGGI NON LO RIFAREI. Ciò detto, Cesare sconsiglierebbe a un giovane di avventurarsi nella ristorazione.«Oggi come oggi chi vuole avviare un'attività di ristorazione deve prepararsi ad affrontare una montagna di problematiche burocratiche, in grado di far passare la passione a chiunque – spiega - Detto questo io sono felice di questa bella avventura che ho potuto intraprendere e condividere con mio figlio Luca, mia moglie e mia nuora Oxana”.
BOTTURA, UN GRANDE. E parlando di alta cucina non si può non arrivare a Massimo Bottura e qui il nostro si accende: «Guardi se c'è una cosa di cui noi modenesi dobbiamo andare orgogliosi e non dico solo gli addetti ai lavori – risponde - È il fatto di avere uno come Bottura, che è riuscito ad essere incoronato dai francesi. Lui oltre ad innovare sta portando il nome di Modena in giro per il mondo . Fa del gran bene a Modena. Teniamocelo stretto».
@andmarini
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