Come terremoto, ma è una scossa che cuce cicatrici
Una chat riavvicina Gino e Leila dopo i traumi del sisma tra Modena e Reggio: e una rosa...
“Il cuore non ha rughe, ha solo cicatrici” - scriveva Colette all’inizio degli anni Venti. Gino, fondamentalmente, odiava i social network. Alla soglia dei cinquant'anni, si sentiva abbastanza ridicolo ad esternare, in questa piazza virtuale, inaugurata tanti anni dopo la sua giovinezza, i suoi pensieri più intimi. E si sentiva ancora più ridicolo nel passare il tempo a guardare foto di torte, bambini, gattini e cagnolini ed esprimere il proprio parere cliccando sul tasto blu del “Mi Piace”.
Ma capiva anche l’importanza di un social network come Facebook. L’aveva capita soprattutto in occasione del terremoto del Maggio di tre anni fa. Questo contenitore di cose vane, si era improvvisamente trasformato nel più potente strumento di condivisione che si potesse avere a disposizione in quei giorni disgraziati, tragici e concitati. Iniziative benefiche, scambi di informazioni e atti di solidarietà, tutto passava per la rete. E non solo. Grazie ad internet si sapeva soprattutto chi era scampato alla tragedia e in che condizioni si trovasse. Gino non vedeva da tempo molti dei suoi vecchi amici e conoscenti, da quando aveva lasciato Modena per sposarsi e trasferirsi a Reggio. Quelle amicizie erano lì, sospese nel tempo, ma mai dimenticate anche quando il gioioso tran tran della famiglia e dei figli lo aveva allontanato da loro e dalle sue passioni giovanili.
La casa di Gino non subì alcun danno da quelle scosse, ma il suo matrimonio andò in frantumi, come quei vecchi casolari della Bassa. Il sisma aveva fatto da detonatore per tutto quello che comprimeva da tempo dentro di sé. Dopo vent'anni di unione felice, si ritrovò a cercare una nuova strada, un punto che potesse indicargli nuovamente la rotta. Ma si sentiva vecchio e fuori luogo.
Si sforzò di uscire un po’, ma la vera occasione di svago la trovò in quel crocevia di esistenze che è facebook. Amava tanto la musica da giovane e quanto gli sarebbe piaciuto ritrovarsi ancora una volta adolescente, innamorato della vita, innamorato di una ragazza. Così, nelle serate passate dietro al monitor a sbirciare la vita degli altri, si ripeteva spesso che prima di morire avrebbe voluto sentirsi nuovamente addosso quindici anni.
Come accade con le scatole cinesi, da un profilo entrava in un altro. Stessi luoghi frequentati in quegli anni in cui i capelli erano lunghi e le notti ancora di più. Uno alla volta, ecco ritrovarsi in quel bar immaginario i ragazzi che suonavano con lui. C'erano ancora tutti, con qualche anno in più certo, ma con la stessa giovane passione. Dopo i primi contatti in chat, arrivò il momento del ritorno a Modena.
La città gli sembrava totalmente diversa, quasi estranea, ma se la guardavi bene era ancora quella che si ricordava. Era ancora lì, se ne stava solo nascosta per non farsi trasformare a tradimento. Una sera come tante, prima di dormire, scrisse di getto un commento entusiasta sul concerto a cui aveva appena assistito.
Leila era tornata a Modena da qualche anno, dopo tanto tempo passato in giro per il mondo per lavoro. Anche lei con la stessa sensazione di inadeguatezza che i cinquant'anni ti portano. Non era soddisfatta di frequentare corsi di formazione assieme a studenti brufolosi. Non ne poteva più di accettare lavoretti temporanei e malpagati. Fosse stato per lei, non sarebbe mai tornata in provincia, ma il fato aveva deciso diversamente. Però aveva ancora una bella casa, una bella famiglia, tante amiche con cui uscire e persino un fidanzato quando si degnava di farsi vedere. Certo, dentro si sentiva ancora un'adolescente romantica, fuori non era nemmeno cambiata tanto, eppure le sembrava che ci fosse un vuoto da riempire, qualcosa che avrebbe voluto, ma che non sapeva nemmeno di volere veramente.
Quella sera lesse i commenti sul concerto che aveva visto, e… Ma sì, quello era Gino! Il ragazzetto sbarbato e timido che frequentava quando avevano quindici anni. Quanto tempo era passato, non sembravano nemmeno ricordi di quella stessa vita. Erano nello stesso piccolo locale, nella stessa sera anonima e nemmeno si erano visti. Senza pensarci più di tanto gli scrisse, gli chiese l'amicizia. Lui accettò immediatamente. Leila… eccoti di nuovo qui.
Uscirono a bere qualcosa, parlarono, ma nemmeno tanto, considerando che non si erano visti per più di trent'anni. In uno dei loro appuntamenti Gino le lasciò una rosa rossa sul parabrezza dell’auto. Così, senza un vero motivo razionale, ma solo seguendo ciò che il suo cuore gli suggeriva. Rifece i trenta chilometri per tornare a Reggio con la testa leggera.
Li vedono ancora, Gino e Leila, in giro per locali ad ascoltare musica, a bere vino e guardarsi negli occhi, a camminare lungo il centro per ore come se non l'avessero mai visto, a trovare ogni scusa per baciarsi in un angolo, per abbracciarsi contro un muro. Sono gli adolescenti più vecchi che la Ghirlandina abbia mai visto.
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