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I tecnici: «I Comuni violano le ordinanze»

I tecnici: «I Comuni violano le ordinanze»

«Siamo noi a chiedere legalità nella ricostruzione, ma anche competenza e tempi certi nelle pratiche»

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I tecnici non vogliono trattamenti di favore, vogliono solo che i Comuni rispettino le normative sulla ricostruzione. È un po’ questo il senso della nuova lettera del Comitato Professionisti Bassa modenese, che nel frattempo ha raccolto un’altra cinquantina di adesioni. I tecnici scrivono per sottolineare l’imbarazzante silenzio con il quale i sindaci hanno accolto la loro prima lettera e per sottolineare che l’unica replica arrivata, quella dell’assessore regionale Costi, ha sviato una questione che loro vogliono riportare al centro: il rispetto delle normative.

«Sono passati ormai 15 giorni dal comunicato inviato a tutti i sindaci della Bassa, ma a tutt’oggi, da parte loro, non è giunto alcun segnale - scrivono rivolgendosi alla Costi architetti, ingegneri e geometri - anzi l’unica persona che ha fatto sentire la sua voce è stata proprio Lei, senza però dare risposte concrete a quanto chiesto dagli scriventi ai sindaci: cioè il rispetto delle regole e dei tempi di evasione delle pratiche secondo quanto stabilito dalle Ordinanze del Commissario Delegato».

«Vorremmo puntualizzare - aggiungono - che con il comunicato inviato, nessuno ha chiesto scorciatoie o canali preferenziali, ma unicamente, come già scritto, il rispetto dei tempi e delle regole stabilite dalle ordinanze per l’evasione delle pratiche da parte del personale deputato al controllo delle stesse (anch’esso è pagato mediante il ricorso a soldi pubblici). Si vuole ribadire che i professionisti firmatari del comunicato, sono ben consapevoli del fatto che le risorse impiegate per la ricostruzione sono di tipo pubblico, ma sono altrettanto consapevoli che l’eccesso di burocrazia non è garanzia del rispetto delle regole, soprattutto se queste non sono applicate da tutti nello stesso modo».

«Le Ordinanze sono certamente migliorabili e per questo sono stati attivati dalla Regione sistemi di condivisione con associazioni di categorie ed ordini professionali, ma purtroppo constatiamo come questi strumenti, tra i quali il tavolo tra Ordini e struttura del commissario delegato, alla data odierna non abbiano inciso quasi per nulla».

Il problema della ricostruzione oggi è a nostro avviso rappresentato dalla lentezza nell’approvazione dei progetti e nella liquidazione degli stati di avanzamento dei lavori che sta infatti mettendo in fortissima crisi cittadini, tecnici ed imprese».

I tecnici segnalano che c’è un allungamento dei tempi medi di conclusione delle pratiche, «per le continue modifiche e richieste di integrazioni (a volte anche 10 o 12 per una pratica quando ne dovrebbe essere chiesta una sola!) che nella maggioranza dei casi non introducono sostanziali aggiornamenti ai progetti presentati». I tecnici non si dicono affatto contrari alla «segnalazione di comportamenti scorretti da parte di colleghi disonesti, ma sono fermamente contrari ad un controllo effettuato da personale inesperto o selezionato senza un’adeguata formazione».

Viene poi segnalato che la nuova richiesta di cosiddetta “Riprenotazione” «imporrà altro tempo ai professionisti per redigere un ulteriore documento che così come congeniato non servirà a nulla. Sarebbe stato molto meglio che assieme alla “riprenotazione” fossero stati richiesti i dati fondamentali della pratica e cioè: la valutazione preliminare del livello operativo ed il conteggio del contributo massimo concedibile, solo così avremmo dei dati certi, che stimeranno i massimi “costi a finire”. Se vogliamo dare un servizio ai cittadini si dovranno rendere pubblici, i reali tempi medi di approvazione e liquidazione delle pratiche, Comune per Comune, tecnico per tecnico … Saranno poi i cittadini a giudicare», chiude la lettera.

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