In regola per 22 anni: mancano i contributi e perde il permesso
I giudici del Consiglio di Stato ora danno ragione al tunisino vittima di un datore di lavoro che non li ha versati all’Inps
Per il mancato versamento dei contributi, la Questura gli aveva revocato il permesso di soggiorno. E dire che era in Italia da 22 anni, aveva sempre lavorato senza avere mai avuto un problema con la giustizia. Eppure da un momento all’altro è diventato irregolare e gli è crollato il mondo addosso. Ora, la sentenza del Consiglio di Stato riconosce le sue ragioni accogliendo l’appello e riapre per questo tunisino 45enne, N.R., la via per continuare a vivere e lavorare a Modena. È una sentenza importante quella sul ricorso presentato dal legale di N.R, avvocato Flavia Sandoni. Di fatto il Tar aveva sospeso il decreto di revoca del permesso di soggiorno emesso dalla Questura di Modena rigettando però la domanda nel merito, mentre ora il Consiglio di Stato sospende la sentenza del Tar e ne accoglie le motivazioni.
Oggi addetto alle pulizie in Accademia Militare, nel 2012 N.R. aveva lavorato per una ditta modenese. Al momento di rinnovare il permesso di soggiorno, però, era emerso che l’Inps non aveva tutta la sua documentazione in regola per quel periodo: risultavano contributi versati solo per un reddito di 313 euro per il 2012 e di 2.152 per il 2013. Ecco perché la Questura, in base a questi documenti lacunosi, ha ritenuto che l’immigrato dichiarasse un rapporto di lavoro fasullo oltre a indicare un reddito non adeguato. Per questi motivi la Questura ha deciso non solo di non rinnovargli il permesso di soggiorno ma di revocarglielo. Così il tunisino si è rivolto all’avvocato Sandoni che ha presentato ricorso per l’annullamento del decreto di revoca del permesso. L’anno scorso la sentenza del Tar ha congelato il decreto della Questura ma non ha accolto gli argomenti prodotti. Così il tunisino è dovuto ricorrere in appello al Consiglio di Stato impugnando il provvedimento. A suo favore c’era il fatto che per gli stranieri che abitano in Italia regolarmente da molti anni, se risulta alla banca dato dell’Inps una insufficienza di reddito, questa non può essere considerata un elemento sufficiente per negare un permesso di soggiorno, se esistono “significativi” legami familiari. Nel suo caso poi non c’erano rilievi penali o condanne che potessero impedire il rinnovo del documento. Si tratta di due fattori - in aggiunta al fatto di avere un figlio- che, secondo i giudici di Roma, «possono essere considerate indicazioni valide per bilanciare gli effetti negativi di temporanee carenze di reddito dovute a periodi di disoccupazione o - come sostenuto dal tunisino - di lavoro nero». Per questo il Consiglio di Stato ha accolto l’appello per procedere al riesame del procedimento e “cancellare” la revoca del permesso.
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