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Le analisi mediche dei modenesi vanno nello spazio

Le analisi mediche dei modenesi vanno nello spazio

L’Ausl, col laboratorio di Baggiovara, è stata selezionata dall’ente spaziale per migliorare le condizioni nelle missioni

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AO8112: è questa la sigla con la quale l’Esa ha chiamato la missione Autonomous Medical Monitoring System and Diagnosis che ha lo scopo di individuare possibili correlazioni, ancora sconosciute, tra l’insorgere di una malattia e l’esposizione a particolari fattori ambientali. Il progetto sarà realizzato a Modena poiché l’Azienda Usl dispone di un’enorme quantità di dati clinici - oltre 18 milioni di test di laboratorio (come le analisi del sangue) e 60 mila tracciati elettrocardiografici (Ecg) - che, messi a confronto in modo anonimo e nel pieno rispetto della normativa sulla privacy, potrebbero far scoprire collegamenti sconosciuti tra diversi parametri medici.

L’Azienda Usl di Modena, in questo contesto, investe da più di un decennio in innovazione tecnologica e ha ottenuto primati a livello europeo come il Laboratorio «Blu» del Nuovo Ospedale S. Agostino-Estense di Modena e il sistema informatico «Ris Pacs». Due piattaforme che hanno permesso di creare quella ’bancà dati informatica che oggi rende possibile il progetto finanziato da Esa. «Il riconoscimento del nostro lavoro da parte di un’istituzione internazionale come l’Agenzia Spaziale Europea è prima di tutto merito dell’impegno che, quotidianamente i professionisti mettono al servizio dei cittadini - afferma il direttore generale dell’Ausl di Modena Massimo Annicchiarico - Questo progetto è la concreta testimonianza del valore che è possibile produrre affiancando la ricerca all’assistenza. La collaborazione con Esa è una dimostrazione tangibile delle qualità del nostro Servizio Sanitario pubblico e della sua capacità di sviluppare soluzioni che cambiano l’idea stessa di cura, raggiungendo qualità e sicurezza elevate e perseguendo la sostenibilità attraverso l’innovazione».

«Sembra fantascienza – spiega il project leader dell’Azienda Usl di Modena, Giovanni Arcuri – ma proprio non lo è. L’idea nasce da una semplice constatazione: è molto difficile pensare a un intervento clinico durante una missione spaziale, in considerazione delle condizioni operative. Per questo l’Esa sta cercando di sviluppare nuovi metodi per garantire l’autosufficienza clinica all’interno di un’astronave, requisito fondamentale per realizzare missioni spaziali sempre più lunghe. Il progetto affidato all’Azienda Usl, dopo una rigida e severa selezione internazionale, verificherà l’affidabilità di alcune tecniche innovative in grado di segnalare se un determinato sistema – in questo caso la salute dell’astronauta – pur se in condizioni di normale funzionamento, presenti particolari caratteristiche che possano presagire l’insorgere di situazioni patologiche o di emergenza. Determinante, ai fini della vittoria del bando – e molto apprezzata dall’Ente Spaziale Europeo nella procedura di valutazione – è stata la capacità dell’Azienda Usl di Modena nel gestire i dati clinici dei pazienti in modo strutturato, attraverso sistemi informativi molto avanzati».

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