Ruggero Po: "Le radici affondate nel dialetto che ancora uso per pensare"
Il noto giornalista radiofonico racconta per eMOtion la "sua" Modena, pensata e ricordata mille chilometri da casa
“eMOtion”. MO come la targa automobilistica che mi faceva sentire tanto speciale cinquanta e passa anni fa, durante la mia infanzia, quando con Gino Po, la Lea, la Simo e la nostra millecento gran turismo esploravamo l'Italia. Il Passaporto Shell, il timbro dai distributori di ogni diversa provincia attraversata e l'eMOzione di trovare, magari a ottocento, mille chilometri da casa un'altra targa come la tua: MO. “Guardate bambini!”. E allora giù di clacson, di mani sventolanti fuori dai finestrini, fermarsi e scambiarsi le impressioni. E torna in mente quell'aneddoto tanto caro a Arrigo Levi che racconta di quella volta durante l'esilio in Argentina, quando a Buenos Aires, con la madre incrociarono per strada un gruppo che parlava un dialetto familiare. “Siv ed Modna?” chiese la signora. E gli altri, orgogliosamente: “No! A sòm ed Cherp”. Carpesan Proud. So bene cos'è. Nessun carpigiano, come me, si è mai sentito in fondo in fondo un modenese. Perché a Cherp i turtlein diventano caplet, la biciclétta una biciclètta, con la “e” ben aperta, e i sold si tramutano in béesi. I béesi, quelli che a Carpi una volta c'erano, quella volta quando mi mandarono via perché gli abbassavo la media. Ne avevo troppo pochi. 25 anni a Roma che spero possano diventare 50 perché tornare a Carpi non è nei progetti. Le radici sono ben piantate nel cuore. Quella più profonda è proprio il dialetto, la lingua madre che tuttora uso per pensare. Il mio potrei classificarlo “di San Marino”, estremo lembo nordorientale del territorio carpigiano, da dove proveniva mia madre, appunto. Un dialetto più leggero, più “arioso” di quello più “terragno” di Gargallo, la frazione al lato opposto del comune, polo sud, dove ho, invece, le radici paterne. Perché anche qui è mica solo questione di Carpi e di Modena. Ogni via, ogni famiglia ha le sue parole, le sue espressioni. Anche se ormai è roba per soli anziani. Come me. Chissà se mi ricapiterà di sentirne la musicalità, presto, sugli spalti dell'Olimpico quando il Carpi, anzi il cArpi se la vedrà con la Lazio e con la Magica. Sarà la prima volta allo stadio per un agnostico del calcio come me. eMOzione!!!
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