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Scuola, in piazza è andata in scena la rabbia dei precari

di Gabriele Farina
Scuola, in piazza è andata in scena la rabbia dei precari

Una ottantina di docenti ha fischiato e urlato slogan «Saranno licenziamenti di massa». «Troppe disparità»

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«La scuola pubblica non si tocca, la difenderemo con la lotta». Uno slogan ripetuto a lungo da ottanta manifestanti in piazza Matteotti.

Lo scandiscono non studenti, ma docenti di ruolo, precari e bidelli, contrari al disegno di legge sulla “buona scuola”. «I presidi diventano sceriffi - sostiene Fabiana Stefanoni, coordinatrice nazionale di No Austerity - scegliendo i professori senza graduatorie di merito». Scomparse le supplenze, la riforma per il premier Renzi consentirà l’assunzione di centomila precari. Per Fabiana, che lo è da dieci anni (ora al Formiggini di Sassuolo), «saranno licenziamenti di massa: solo una piccola parte potrà essere assunta. La Corte di giustizia europea ci ha sanzionato per i contratti precari reiterati». I professori usano l’ironia. “#Renzistaisereno uniti vinceremo”, scrive Antonino Sinagra, precario al comprensivo di Lama. «Nel testo non è spiegato come avverrà la selezione dagli albi», spiega. Negli albi andranno anche insegnanti di ruolo che cambiano scuola. «Poi spetta ai presidi scegliere - riprende Fabiana - o “individuare”, come scritto nel ddl. Per Renzi è una grande concessione …». Dicono no a un Miur inteso come “mafia, imprese, ubbidienza e raccomandazione”.

Elisabeth, docente di Vignola, ha un cane con un cartello, in cui si legge che il ddl non piace neanche a lui. Lei paragona il testo a carta igienica e gli insegnanti a cori di pecore, diretti dal preside. «Ho pagato 2.500 euro per i corsi - racconta la donna - non desidero smettere d’insegnare».

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“Renzi shish! Vattene”, si legge in un cartello che cita un filmato virale in rete. Citando gli articoli 33 e 34 della Costituzione, rimarcano che «enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato» e «i capaci e meritevoli hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi». Non tollerano il bonus scuola, specie per le paritarie.

«La Costituzione prevale sulla legge ordinaria - spiega Angela Casciaro, docente di diritto al Levi di Vignola - bisognerebbe insegnarlo ai ministri, al presidente del Consiglio e ai parlamentari. Renzi andrà avanti? Anche noi».

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Con loro alcuni studenti. «Sosteniamo i nostri professori», dice Mohamed Nhari dell’Ipsia Corni. «La lotta può portare risultati - aggiunge Martha Lioumis del San Carlo - ma con più aggregazione. I prof dovrebbero spiegarci di più certi temi in classe». «Difendo la mia istruzione», conclude Mattia Gianfelici del Selmi. Dopo gli scontri di domenica a Bologna cantano “Bella ciao”, poi via agli interventi. «Aumenteranno i vicepresidi - critica Beatrice Sposito, di ruolo a Carpi - ora massimo tre, poi saranno il 10% dei docenti». «Anche noi saremo precarizzati - teme un collega - da una riforma senza base e di destra». «Non sono un insegnante - dice un uomo - ma vi sono solidale. La scuola è fondamentale per il futuro del nostro Paese, dove la democrazia sta facendo passi indietro da gigante». «Il ddl rovinerà il futuro degli insegnanti per favorire le imprese», sostiene il professore Silvio Caratozzolo. «Insegno da quindici anni e sono di ruolo - racconta una docente dell’Ipsia Corni - mi piacerebbe che venisse garantita la continuità d’insegnamento per tutti». Alle 11 coro di fischi contro Renzi. «Oggi e martedì ci saranno scioperi sulle prove Invalsi», conclude Fabiana.

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