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UNO STUDIO DI ACIMAC SUI DATI DEL TRIENNIO 2011-2013

Ceramica, Italia ancora al vertice

Ceramica, Italia ancora al vertice

Ok investimenti ed efficienza produttiva. Ma c’è il costo del lavoro

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Migliorano le performance economiche delle imprese italiane del settore ceramico, che si confermano ai vertici mondiali nonostante un costo del lavoro considerato dalle aziende troppo alto e un margine operativo lordo inferiore alla media mondiale per il peso elevatissimo di tasse e interessi. Secondo uno studio di Acimac, l’associazione delle aziende di macchine per ceramica, sui dati del triennio 2011-2013, che riguarda 288 aziende attive in 41 Paesi, il panorama italiano mostra segni positivi.

Tra le evidenze emerse sul 2013 e sulle medie triennali, spicca la crescita degli investimenti in beni strumentali e attrezzature produttive da parte dell'industria di settore italiana, che si riflette nell'incremento del rapporto capitale per addetto, con il valore più alto tra tutti i Paesi produttori di piastrelle. Emerge quindi un primato in termini di efficienza produttiva: il rapporto fra valore aggiunto e fatturato, salito nel 2013 al 30,1%, «è il più alto a livello mondiale e conferma un uso efficiente delle risorse produttive impiegate», rileva il Centro studi Acimac. Anche la struttura finanziaria risulta nel complesso «sotto controllo», con un indice di autonomia finanziaria in crescita nel triennio. Da rivedere, invece, il costo del lavoro «che incide pesantemente sulla compressione dei margini»: il clup (costo del lavoro per unità di prodotto) è superiore di quasi il 3% rispetto alla Spagna e dell'1% rispetto alla media europea. Non solo: l'ebitda (margine operativo lordo) in rapporto al fatturato (7,5-8%), seppure in miglioramento nel 2013, resta inferiore alla media mondiale. Tuttavia «a dimostrazione della capacità delle imprese italiane di creare valore è da notare come il valore aggiunto medio per addetto sia il più alto a livello mondiale», come segnala lo studio.

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