I volontari non possono risolvere tutto
«Le soluzioni che abbiamo adottato da due anni a questa parte per ovviare a questa situazione si possono riassumere nella cooperazione tra ente pubblico, volontariato e privato». Era il 2012, in...
«Le soluzioni che abbiamo adottato da due anni a questa parte per ovviare a questa situazione si possono riassumere nella cooperazione tra ente pubblico, volontariato e privato». Era il 2012, in Comune c’era ancora Pighi e la delega all’Ambiente era nelle mani di Simona Arletti. Ma il problema degli sfalci si faceva già sentire – e non da poco. I fondi destinati diminuivano già allora di anno in anno, comportando una conseguente “razionalizzazione” degli interventi. Per arginare il problema si puntava – e si punta tutt’oggi - sul volontariato. Dal Comune informano che, attualmente i gruppi di cittadini attivi sarebbero una trentina. A loro sono assegnati circa 1 milione e 200mila metri quadrati di verde pubbliico – il 20% della dotazione comunale complessiva. Il Comune, in sostanza, paga la copertura assicurativa e fornisce i mezzi necessari, firmando una convenzione che riconosce un indennizzo minimo a metro quadro – in realtà fermo da anni - con i soggetti incaricati – principalmente parrocchie, polisportive e associazioni culturali. E in cambio richiede una media di 6-8 sfalci annuali. «Si tratta di una buona tradizione da preservare con attenzione», spiega l’Arletti, ora consigliere comunale, sempre in quota Pd. All’orizzonte, non sembrano esserci alternative credibili ma il volontariato non basta e non può risolvere tutto. Almeno secondo la stessa Arletti, che però ipotizza altre forme di coinvolgimento del cittadino. «Stiamo pensando ad una sorta di “adozione” del pezzo verde vicino a casa da parte di condomini». (m.r.)
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