«Io, malata per ben tre volte cucino per far stare bene gli altri»
Giovanna Guidetti, la chef modenese del ristorante “La Fefa” racconta con coraggio la sua esperienza: «La parola cancro spaventa, parliamo di prevenzione e di come sentirsi appagati sia una medicina»
«Quando mi sono ammalata nel 2013 ho avuto la fortuna di incontrare un angelo che alla prima visita di controllo mi ha fatto sentire una risorsa importante per tutte le persone nella mia stessa condizione. E da quel momento sono rinata, per me e per gli altri».
Lei è Giovanna Guidetti, chef e proprietaria del ristorante La Fefa di Finale, il suo angelo è il professor Giovanni Tazzioli, responsabile della Struttura di Chirurgia Oncologica e Senologica del Policlinico.
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Al convegno “Prevenire i tumori passando per la buona cucina” sarà Giovanna a guidare lo show cooking che dimostrerà come cucinare in modo sano e gustoso, rispettando al contempo le “regole” emerse durante il simposio.
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Giovanna, laureata in Giurisprudenza e un passato in banca, nel 2000 abbandona il suo lavoro e trasforma La Fefa in un'osteria contemporanea che è diventata tappa fissa per chi si intende di buona cucina. Il professor Tazzioli lo incontra nel suo percorso da paziente. Entrambi molto apprezzati sul lavoro, entrambi tanti solari quanto pratici, entrambi hanno deciso di dare una nuova veste ad un convegno medico. E accanto alle relazioni hanno messo gli show cooking, accanto ai medici hanno messo la testimonianza di una persona che ce l’ha fatta: «La prima volta mi sono ammalata 18 anni fa.
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Nel 2013 il tumore al seno. Ho imparato a non avere paura di dirlo, cancro è una parola che spaventa, se ho accettato di partecipare a questo convegno - il 14 e 15 maggio, vedi articoli nella pagina accanto - è perchè credo che prima di tutto si debba fare qualcosa per gli altri anche nella malattia».
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Cosa dirà al convegno?
«Che ho avuto la fortuna di incontrare un bravo medico, che il rapporto tra medico e paziente è fondamentale per vivere al meglio in questi momenti. Così come è fondamentale avere accanto persone che ti cercano e non che ti evitano, che ti parlano e non che spariscono. La malattia spaventa anche chi ti sta intorno, ma tu hai bisogno di tutti. Così impari anche a dare il giusto peso alle cose, a “fregartene” delle cretinate, a concentrare le tue energie su altro. La malattia insegna tantissimo, come anche la cucina».
Giovanna scherza, è un fiume in piena, come quando è tra i fornelli. Qui parla di vita unendola alla sua passione: il cibo: «Cucino per gli altri, per farli stare bene. Quattordici anni fa la mia idea era quella di salvaguardare la cucina della tradizione rinunciando ai grassi della nostra terra: burro pochissimo e senza mai renderlo bruno, panna non esiste, alleggerire tutto il più possibile. D’altra parte se selezioni bene le materie prime i sapori li ottiene dalla loro naturalezza».
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Come nasce l’idea dello show cooking in un convegno che parla anche di tumori?
«Durante un incontro col professore gli portai il libro che ho pubblicato insieme a Daniele Luzzati “A tavola con … duchi e duchesse”, così ci siamo messi a parlare di cucina e di ricette modenesi e ha scoperto che sono una cuoca. Prima mi ha sgridato perché le persone sovrappeso sono infatti più esposte al rischio di ricaduta nei tumori, poi parlando è saltata fuori l'idea. Mangiare bene, mangiare cibi sani che ci appagano e che ci evocano delle emozioni, aiuta senza dubbio a superare gli eventi nefasti della vita. Il cibo appaga e questo vale in particolare per una persona malata, che già di per sé deve affrontare una prova dura e che spesso può perdere il desiderio di mangiare durante il percorso della malattia».
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Oggi che piatto proporrebbe?
«Adesso che è arrivata la primavera, proponiamo le costolette di agnello con carciofi e fave oppure il piccione disossato con salsa al miele, l’insalata di coniglio con verdura dell’orto e uovo di quaglia, piatti che vengono decorati con le violette del pensiero del mio giardino. Anche così provo a far star bene gli altri».
@dvdberti
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