Gazzetta di Modena

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CONVEGNO A GIURISPRUDENZA

Islam, satira e i limiti dopo il caso Charlie

di Francesca Testi

Le ripercussioni sulla libertà alla base del dibattito partito dal caso della rivista

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A quattro mesi dall'attentato alla redazione parigina del giornale satirico Charlie Hebdo (7 gennaio scorso) ad opera di terroristi islamici, giuristi e giornalisti si sono dati appuntamento a Modena per parlare di libertà di espressione: quali i confini e quale il rapporto con la libertà di religione.

L'incontro promosso dalla Facoltà di Giurisprudenza di Modena, dal titolo “Essere o non essere Charlie?”, ha coinvolto nove relatori appartenenti al mondo accademico, dell'informazione e della società civile.

L'atto terroristico di Parigi, ha visto l'opinione pubblica europea, schierarsi in due gruppi: coloro che hanno riconosciuto nella libertà espressiva della satira un diritto, e coloro che hanno ritenuto quella espressione un'offesa al sentire religioso.

Una divisione non tanto tra culture e religioni in contrapposizione, ma piuttosto tra credenti e laici, sembra aver puntualizzato Roberto Bin docente di Diritto costituzionale dell'Università di Ferrara: «Come può uno Stato decidere quale sentimento sia religioso e quale no? Esiste un diritto ai propri sentimenti?»

«I limiti impliciti alla libertà di pensiero sono ricavati dalla Costituzione - ha spiegato nel suo intervento Luca Vespignani, docente di Diritto costituzionale dell'Università di Modena e Reggio - pertanto la tutela delle persone e il buon costume possono essere considerati due di questi, ma non vi aspettate che la norma risolva il problema».

Per Patrizia Khadija Dal Monte, presidentessa dell’Unione delle Comunità Islamiche italiane, il diritto di espressione incontra due variabili non trascurabili: «Se questo diritto non tiene conto della sensibilità delle persone reali, e del contesto storico e sociale, diventa diritto alla provocazione».

Nel caso specifico dell'attentato francese, Deborah Scolart studiosa di Diritto islamico presso l'Università Roma Tre, ha illustrato la complessità culturale, linguistica e religiosa del mondo islamico, spesso ignorata dal mondo occidentale: «Gli attentatori volevano tutelare la loro dignità e quella del profeta Maometto».

«La satira rappresenta la forma più estrema di questa libertà, tuttavia, - ha spiegato Enrico Grazioli direttore della Gazzetta di Modena, relatore all’incontro presso Giurisprudenza - non è blasfema perché non è assoluta».

E ha proseguito: «Ciascuno di noi deve impegnarsi a riportare queste differenze culturali al meglio, con rispetto" ha affermato parlando di informazione».

«Queste posizioni distanti, dopo quattro mesi sono rimaste ancora lì - ha continuato Grazioli - come prima, finita l'onda emotiva non c'è stato uno sforzo di dialogo. Conoscere l'altro è una lunga strada, faticosa, che implica cedere qualche volta».

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