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Nascite premature, figlie di stress e diete

Convegno sulle gravidanze: «Corretta alimentazione e vita sana per evitare parti prima del termine»

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«La dieta mediterranea resta sempre la migliore». A parlare non è uno chef pluristellato, ma Giancarlo Di Renzo, segretario generale dell’Associazione nazionale ginecologi. Lo fa in occasione di “Nutrition and Preterm Birth”, il convegno – organizzato dall’Unimore - dedicato alle nascite “premature”, definite come uno dei «più importante dei problemi legati alla nascita nel mondo occidentale». Un simposio incentrato in particolar modo sulla nutrizione - «abbiamo tratto spunto dall’Expo milanese», commenta la scelta il professor Fabio Facchinetti, curatore scientifico dell’evento. Il dato sulle gravidanze che durano meno delle canoniche 37 settimane è in aumento in tutto il mondo occidentale. Un incremento dovuto in gran parte a condizioni ambientali: l’età di concepimento sempre più avanzata, lo stress quotidiano, la dipendenza dal fumo e l’incidenza delle tecniche di riproduzione assistita. Ma tra i tanti fattori di rischio troviamo soprattutto la condizione di obesità – o di anoressia – in cui versano diverse donne al momento del concepimento. Da qui, l’importanza di seguire una dieta adeguata, in modo da ridurre le probabilità di nascite premature. Tra i tanti consigli suggeriti dagli esperti, infatti, troviamo un’alimentazione ricca di antiossidanti. «Non è un caso – continua Di Renzo – che il dato italiano sia medio-basso, se paragonato al panorama europeo». Se da noi la percentuale di parti prematuri arriva al 6,5%, in altri paesi – su tutti, Cipro – sfiora il 15%. Certo, la lista di raccomandazioni è ancora lunga: evitare i fattori di stress, smettere di fumare, non aspettare troppo a cercare la gravidanza. In ogni caso, l’incremento dei parti pretermine – che è comunque evidente - viene sfumato dai progressi scientifici, tanto in materia di diagnosi che nell’utilizzo delle terapie. Spesso, però, risulta ancora difficile capire i fattori contingenti. «Occorre ancora molta ricerca», spiega Di Renzo, «e bisogna iniziare ad agire prima del concepimento». «Naturalmente – aggiunge Irene Cetin, Presidente della Società italiana di medicina perinatale - il parto assume un’importanza – intesa come “gravità” – tanto maggiore quanto più è prematuro». I bambini nati prematuri sono fragili, necessitano di molte cure e spesso sono affetti da ritardi psico-motori». I rischi, insomma, sono tanti. Si va dalla morte immediata a malattie a breve e lungo termine, che dipendono in gran parte dall’incompleto sviluppo degli organi vitali: difficoltà respiratorie, danni al cervello e problemi all’apparato gastro-intestinale, oltre ad un lungo elenco di malattie metaboliche.

Marcello Radighieri

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