«Questo Stato non difende le vittime»
Delitto di Lesignana: la compagna di Burani, ucciso nel 2013, contro la mancata accusa di premeditazione all’assassino
BIBBIANO. «Sono scandalizzata, esterrefatta. Non mi sento rappresentata da uno Stato che difende solo i delinquenti, che consente che un assassino venga giudicato con rito abbreviato. E non riesco a capire perché non gli sia stata contestata la premeditazione: quell’uomo è salito in casa, ha preso la pistola, l’ha nascosta in uno zaino e ha aspettato prima di uccidere Lorenzo. Non c’è nessuna tutela per la vittima, né per mia figlia che ha perso un padre, per due genitori che hanno perso un figlio, nè per me che ho perso mio marito. Non eravamo sposati, è vero, ma è come se lo fossimo stati. Mi manca tutto di Lorenzo...».
Valeria Bigi è un fiume in piena. Una donna segnata dalla tragica scomparsa dell’uomo che amava e da un processo che, per il rito scelto, parte già con uno sconto di un terzo della pena per Giovanni Nebbioso che, nel settembre del 2013, uccise con quattro colpi di pistola, Lorenzo Burani, 38 anni padre di una bambina che oggi ha quasi 10 anni: stava aiutando un amico, Alessandro Pica, a traslocare dalla casa di Lesignana, proprio per i dissidi che aveva con Nebbioso.
A Modena ieri c’è stata la terza udienza del processo che vede il 51enne alla sbarra. E durante la quale è stata acquista la perizia psichiatrica, che ha stabilito come nel momento in cui Nebbioso sparò le sue capacità «erano fortemente scemate».
«Lo hanno arrestato praticamente in flagrante. Pensavo che fosse un processo scontato. E invece fatemi capire – insiste Valeria Bigi – per avere il porto d’armi, ottenuto per altro in tempi recenti, era sano di mente mentre per l’omicidio è stata ammessa la perizia? Delle due l’una! Allora non gli avrebbero dovuto dare il porto d’armi, chi glielo diede ne deve rispondere. Tra l’altro, Pica non ce l’aveva detto che quell’uomo aveva il porto d’armi. Altrimenti...». Ma la compagna dell’artista di Barco non riesce proprio ad accettare nemmeno la scelta del pubblico ministero Katia Marino che ha sì contestato all’imputato l’omicidio volontario, ma non la premeditazione. «La sera prima Lorenzo mi raccontò che aveva avuto da dire con Nebbioso. Lo aveva sentito al telefono che voleva mettere nei guai Pica per il subaffitto irregolare. Lorenzo gli disse: “Non fare il pagliaccio, prenditi le tue responsabilità”». Quell’episodio, secondo Valeria Bigi, fu all’origine di quello che accadde la sera successiva, quando Nebbioso impugnò la pistola e sparò contro Lorenzo Burani, mentre spostava le scatole del trasloco. «Due colpi lo raggiunsero alla mano e al polmone – ricorda la compagna – Quando cadde a terra lo finì mirando al cuore e dicendogli: “Muori uomo di merda”. Come si fa a dire che non è premeditato? Io aspettavo il nostro secondo figlio da pochi giorni e l’ho perso. Chi ci pensa a noi?».
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