Rocco: «Basta, lascio il Pd non mi sento più a casa»
Il consigliere segue l’esempio di Civati: «Dall’Italicum al Job Acts: non ci siamo» E Giulia Morini per adesso resta: «Ma voglio capire che ne sarà di questo partito»
«Lascio il partito». Francesco Rocco non ci pensa due volte. Quando gli si chiede se seguirà l’esempio di Civati, che non più tardi di due giorni fa ha annunciato il suo abbandono al Partito Democratico, non ha esitazioni. La riprova, se ce ne fosse stato bisogno, di un malessere che covava da parecchio tempo. «Almeno dalla mancata elezione di Franco Marini», nell’aprile del 2013. Due anni travagliati, per il consigliere comunale. “Costretto” a restare in un partito che vota «una legge elettorale pietosa ed un Jobs Act altrettanto pietoso». Un partito che «viene amministrato come fosse un’azienda», «dove non si può più discutere». Insomma, un partito dove «per noi» - per i civatiani - «non c’è più spazio». «Andiamo via con dispiacere – continua Rocco – ma non potevamo proprio rimanere. Si è perso lo spirito dell’Ulivo». L’abbandono di Rocco è stato comunicato in assemblea ieri sera, e verrà completato ufficialmente appena i tempi tecnici lo permetteranno. Un’uscita che non dovrebbe avere conseguenze a livello locale. L’ormai ex esponente Pd non ha ancora deciso come comportarsi in Consiglio comunale, ma esclude le dimissioni. «Muzzarelli sta portando avanti il suo programma con coerenza. Quel programma l’ho votato, non vedo perché dovrei togliergli il mio appoggio». Rimane invece nel partito – almeno per il momento – l’altra esponente Pd in orbita civatiana. Giulia Morini è infatti «in fase di riflessione». Sta cercando di rielaborare quanto accaduto negli ultimi giorni, e deve capire come deciderà di muoversi l’associazione “Possibile”, fondata dallo stesso deputato lombardo. Anche perché, spiega la Morini, «mi sento ancora legata al Pd». Fino all’ultimo ha sperato in una ricomposizione, in un ripensamento da parte di Renzi. Perché la rottura era nell’ara da parecchio tempo, e Pippo avrebbe fatto una scelta quasi “obbligata”. «È stato coerente fino in fondo». «Ora il tema vero è capire «cosa intende fare il Pd. Se starà a guardare mentre continua a perdere pezzi oppure se deciderà di cercare una riconciliazione». Serve, insomma, «un vero cambio di passo di questo partito». Anche la Morini, comunque, conferma che «a livello locale, di ripercussioni, non ce ne possono essere». Muzzarelli e Renzi, in altre parole, sarebbero due figure diverse. Come diverse sono anche le coalizioni che le sostengono – la prima più aperta “a sinistra”, con il coinvolgimento di Sel, la seconda più rivolta al centro, grazie al sostegno dell’Ncd. Insomma, due realtà differenti, a cui bisogna applicare necessari distinguo.
Marcello Radighieri
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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